1. Inquadramento
 
Il Contratto di rete è stato introdotto nel nostro ordinamento dall'art. 3, comma 4-ter, d.l. n. 5/20091 ed è il contratto con cui “più imprenditori perseguono lo scopo di accrescere, individualmente e collettivamente, la propria capacità innovativa e la propria competitività sul mercato e a tal fine si obbligano, sulla base di un programma comune di rete, a collaborare in forme e in ambiti predeterminati attinenti all'esercizio delle proprie imprese ovvero a scambiarsi informazioni o prestazioni di natura industriale, commerciale, tecnica o tecnologica, ovvero ancora ad esercitare in comune una o più attività rientranti nell'oggetto della propria impresa”.
 
Risulta già da tale definizione evidente che il contratto di rete è uno strumento il cui fine principale è quello di aumentare la competitività delle imprese; tuttavia, anche se le collaborazioni tra imprese sono sempre più diffuse, non altrettanto si può affermare in merito all’utilizzo del contratto di rete. La causa dello scarso utilizzo del contratto in questione viene principalmente individuata nel travagliato iter legislativo che l’ha contraddistinto e nelle lacune legislative che, almeno inizialmente, ne hanno caratterizzato la disciplina.
 
In base alla disciplina vigente, l’ordinamento ammette sia una rete meramente obbligatoria, che una rete di carattere associativo: mutuando la terminologia consortile, la prima può essere definita come “rete interna” e la seconda come “rete con attività esterna”.
 
L’ultimo intervento normativo (la legge di conversione n. 134/2012) ha contribuito a sciogliere alcuni dubbi sul punto, prevedendo espressamente la possibilità che il contratto istituisca “un fondo patrimoniale comune e un organo comune destinato a svolgere un'attività, anche commerciale, con i terzi”. In tale ipotesi (e solo in essa) la norma impone che nel contratto di rete siano indicate la denominazione e la sede della rete.
 
Inoltre, sussiste l’obbligo di iscrivere il contratto nel Registro Imprese del luogo in cui la rete ha sede; per espressa previsione normativa, con tale iscrizione la rete acquista efficacia.
 
Il contratto di rete deve essere redatto per atto pubblico o per scrittura privata autenticata, ovvero per atto firmato digitalmente da ciascun imprenditore o legale rappresentante delle imprese aderenti e trasmesso ai competenti Registri Imprese. Si noti, tuttavia, che l'efficacia del contratto è subordinata alla trasmissione delle iscrizioni prescritte a carico di tutti coloro che ne sono stati sottoscrittori originari e quindi decorrerà dall’ultima di dette iscrizioni presso i Registri Imprese competenti.
 
La legge specifica un contenuto obbligatorio del contratto di rete (d.l. 5/2009, art. 3, comma 4-ter, n. 3). E’, infatti, prescritta l’indicazione espressa dei seguenti elementi:
 
a) il nome, la ditta, la ragione o la denominazione sociale di ogni partecipante, nonché la denominazione e la sede della rete, qualora sia prevista l'istituzione di un fondo patrimoniale comune;
b) l'indicazione degli obiettivi strategici di innovazione e di innalzamento della capacità competitiva dei partecipanti e le modalità concordate con gli stessi per misurare l'avanzamento verso tali obiettivi;
c) la definizione di un programma di rete, che contenga, tra l’altro, l'enunciazione dei diritti e obblighi di ciascun partecipante, le modalità di realizzazione dello scopo comune e, in caso di istituzione di un fondo patrimoniale comune, la misura e i criteri di valutazione dei conferimenti e dei contributi dei partecipanti;
d) la durata del contratto, le modalità di adesione e di recesso dei partecipanti;
e) i dati completi dell’eventuale soggetto a cui vengono conferiti poteri di gestione e di rappresentanza e che agisce in rappresentanza della rete;
f) le regole per l'assunzione delle decisioni dei partecipanti.
 
Da tale previsione normativa emerge, quindi, la configurabilità di tre ipotesi di rete:
i) rete complessa con attività esterna, dotata di soggettività giuridica (rete soggetto);
ii) rete complessa con attività esterna, ma senza soggettività giuridica;
iii) rete semplice.
 
i) La rete complessa con soggettività giuridica è dotata di un «fondo patrimoniale comune e di un organo comune destinato a svolgere un'attività, anche commerciale con terzi» ha una sede e una denominazione ed è iscritta «nella sezione ordinaria del registro delle imprese nella cui circoscrizione è stabilita la sua sede; con l'iscrizione nel registro delle imprese la rete acquista soggettività giuridica», oltreché iscritta nella sezione del registro delle imprese presso cui è iscritto ciascun aderente.
 
ii) La rete complessa senza soggettività giuridica non è iscritta, come autonomo soggetto, nella sezione ordinaria del registro delle imprese, bensì nella medesima sezione in cui è iscritta ciascuna impresa aderente; prevede l’istituzione di un fondo comune e la nomina di un organo incaricato di gestire, in nome e per conto delle imprese aderenti, l'esecuzione del contratto o di singole fasi dello stesso.
 
iii) La rete semplice è, invece, un contratto plurilaterale di scopo per il perseguimento di un programma comune, al quale solitamente si accompagna un mandato collettivo con rappresentanza ad un soggetto per la gestione dei rapporti con i terzi; può essere priva di un fondo patrimoniale e/o di un organo comune. A questa fattispecie si applica analoga pubblicità a quella descritta sub ii).
 
La conclusione di un contratto di rete, consente alle imprese aderenti di accedere ad alcuni vantaggi fiscali in relazione agli utili investiti nel programma comune. Nella prassi, il contratto di rete viene utilizzato, tra l’altro, per:
 
- accrescere la capacità innovativa e la competitività sul mercato dei partecipanti, svolgendo in comune l’attività di servizi amministrativi e tecnico professionali in genere;
- condividere informazioni commerciali sui clienti del comparto per avere una strategia commerciale sui clienti comuni: individuazione di nuove opportunità di mercato, riduzione costi fissi;
- lo svolgimento di attività che le singole imprese non sono in grado di gestire al proprio interno; attività finalizzate all’aumento della qualità dei prodotti e alla loro certificazione, partecipazione in comune a fiere, mostre, etc;
- svolgere attività di promozione e accrescimento della rete di erogazione di servizi strumentali alle rispettive imprese, partecipazione a programmi di ricerca e innovazione, attività tese a favorire le specializzazioni produttive delle imprese aderenti alla rete;
- svolgere ricerca scientifica e attività di consulenza tecnico scientifica.

 
2. Regime di responsabilità
 
Il regime di responsabilità nei confronti dei terzi delle imprese costituite in rete, varia notevolmente in ragione del tipo di contratto di rete sottoscritto e anche su questo fronte non mancano dubbi ed in certezze.
 
In caso di costituzione delle reti di cui sub i) e ii), la legge prescrive che al fondo patrimoniale comune si applichino, in quanto compatibili, le disposizioni di cui agli artt. 2614 e 2615, comma 2, del codice civile, in materia di consorzi e che, in ogni caso, per le obbligazioni contratte dall'organo comune nell’ambito del programma di rete, i terzi possano esercitare le loro pretese esclusivamente sul fondo comune.
 
Per quanto riguarda le reti sub iii), anche se rette da un mero rapporto contrattuale tra gli aderenti, è difficile ipotizzare che non venga previsto un minimo livello organizzativo, che preveda, almeno, l'attribuzione ad un solo soggetto, mediante un mandato collettivo con rappresentanza, della rappresentanza nei confronti dei terzi.
 
Ciò premesso, poiché la legge nulla prevede nell’ipotesi di mancata costituzione del fondo comune per quanto riguarda la responsabilità verso i terzi, le parti sono libere di prevedere il regime che preferiscono e, quindi, di prevedere la responsabilità solidale e illimitata di ciascun aderente verso i terzi creditori per le obbligazioni relative alla attività della rete, oppure ripartire la responsabilità in relazione agli obblighi imputati a ciascuno, ovvero, ancora, scegliere varie soluzioni intermedie.
 
Si ritiene opportuno precisare che, solitamente, nel contratto di rete le imprese sono rappresentate dall’organo comune e non da una di loro (come è il caso nelle ATI o nei raggruppamenti temporanei). Pertanto, l’organo comune non potrà ritenersi responsabile verso i terzi per l’adempimento delle obbligazioni assunte, perché gli effetti degli atti compiuti dall’organo comune in rappresentanza delle singole imprese, producono i propri effetti direttamente in capo a queste ultime.

 
3. Differenze rispetto a figure affini
 
Per distinguere il contratto di rete da altri istituti che appaiono ad esso affini per quanto riguarda l’instaurazione di un rapporto di collaborazione tra diversi soggetti, è necessario fare riferimento alla speciale finalità che le parti di un contratto di rete intendono perseguire con la sua sottoscrizione.
 
Infatti, nel contratto di rete la collaborazione non è riferita a una specifica o singola fase dell'attività, ma ha solitamente ad oggetto l'esercizio in comune di una o più attività nella loro interezza. Ancora di più rileva, ai fini di una corretta qualificazione del contratto di rete, l’intenzione delle parti di accrescere la competitività dell’impresa e/o lo sviluppo dell’innovazione tecnologica.
 
Il consorzio appare essere l’istituto più simile al contratto di rete. Ma mentre il consorzio si caratterizza (i) per essere la collaborazione solitamente limitata a una o più fasi dell’attività dell’impresa; (ii) per sovrapporsi alle imprese che vi aderiscono, come unico soggetto, per la realizzazione di tale/i fase/i e (iii) per lo scopo mutualistico (ovvero quello di ottenere, grazie alla collaborazione, un vantaggio in termini di minori costi o di maggiori ricavi); nel contratto di rete (i) la collaborazione non è limitata ad una o più fasi dell’attività; (ii) la rete non si sovrappone all’individualità delle singole imprese e, soprattutto, (iii) le parti perseguono una finalità ben definita (quella di accrescere la competitività e/o l’innovazione tecnologica).
 
Altra figura che appare affine al contratto di rete è il c.d. raggruppamento temporaneo di imprese (già ATI - associazione temporanea di imprese), solitamente costituito per realizzare un unico ben individuato affare, come l’esecuzione di un contratto di dimensioni “rilevanti”, ad esempio un appalto pubblico, e che prevede una suddivisione “verticale” od “orizzontale” delle attività necessarie per dare esecuzione al contratto. Rispetto ad esso il contratto di rete si differenzia per porre in essere delle collaborazioni solitamente più durature, oltreché per le già menzionate ed imprescindibili finalità di accrescimento delle competitività delle e sviluppo dell'innovazione tecnologica.
 
Per riportare il presente intervento al settore che qui principalmente interessa, si evidenzia che, la prassi, sulla falsariga della figura dell’ATI o raggruppamento temporaneo, ha dato vita alla figura della c.d. associazione temporanea di scopo (ATS). L’ATS viene solitamente utilizzata nei casi in cui si voglia sottolineare il rapporto di collaborazione tra le parti, conferendo anche ad una di esse mandato a rappresentarle.
 
La differente terminologia, “scopo” anziché “impresa”, è stata presumibilmente elaborata per sottolineare la differenza con la tipologia contrattuale tipicamente utilizzata dalle società commerciali; tant’è che, da un punto di vista sostanziale, chi scrive non rileva differenze tra l’ATI in ambito privatistico e l’ATS.

 
4. Limiti “soggettivi” del contratto di rete
 
Alla stipulazione di un contratto di rete possono partecipare solo gli imprenditori che sono iscritti al Registro delle Imprese2; infatti, la struttura e la formulazione della normativa applicabile sembrano precludere l’utilizzo di questo strumento da parte di professionisti e di enti che non siano anche imprenditori.
 
A conferma di ciò si ricorda che il contratto di rete è soggetto ad iscrizione nella sezione del Registro delle Imprese presso cui è iscritto ogni aderente alla rete; iscrizione che presuppone, appunto, la qualifica di imprenditore per ognuno dei partecipanti.
 
 
avv. Antonella Lo Sinno (antonella.losinno@daverioflorio.com)
 
 
In caso di citazioni dal presente testo si prega di indicarne la fonte.
 
 
1 La disciplina del contratto di rete è stata introdotta dalla l. 9 aprile 2009, n. 33, in sede di conversione del d.l. 10 febbraio 2009, n. 5; ed è stata poi modificata dalla l. 23 luglio 2009, n. 99; dal d.l. 31 maggio 2010, n. 78; dalla l. 30 luglio 2010, n. 122; dal d.l. 83/2012 e, infine, dalla legge 134/2012 di conversione del d.l. 83.
 
Poiché l’ente ecclesiastico che svolge attività d’impresa non può iscriversi al Registro delle Imprese ma solo al REA (cf. sul tema: MICA, circolare n. 3407/C del 9 gennaio 1997; MISE, circolare n. 145656 del 18 agosto 2014; Guida Operativa di exLege n.  2/2007, Il REA), si deve concludere che l’ente ecclesiastico non possa partecipare al contratto di Rete, ancorché per l’ordinamento fiscale possa essere a tutto tondo un imprenditore.
 
 
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