Un primo passo nella lotta contro la deforestazione in Africa? Dodici nazioni africane hanno siglato un accordo [il 10 marzo 2017] per creare il “Fondo blu per il bacino del Congo”. L’iniziativa, promossa dal presidente del Congo Brazzaville, Denis Sassou Nguesso, è uno dei grandi progetti di sviluppo sostenibile in Africa presentati durante lo scorso novembre durante Cop 22 di Marrakesh.
 
Secondo questo progetto, i paesi firmatari si impegneranno a lavorare e a coordinarsi per la conservazione e gestione sostenibile degli ecosistemi forestali e fluviali del bacino del Congo. Il secondo polmone verde del pianeta dopo la foresta Amazzonica, una zona di 4 milioni di km popolata da circa 93 milioni di abitanti e ricoperta per il 45% da una densa foresta.
 
L’iniziativa prevede il finanziamento di progetti con obiettivi ambiziosi come: l’adeguamento dei 25mila km di vie fluviali navigabili, la costruzione di impianti idroelettrici a basso impatto ambientale, la lotta contro i metodi illegali di pesca, lo sviluppo dell’ecoturismo e il potenziamento dell’irrigazione agricola. Tutto ciò dovrebbe essere finanziato da sovvenzioni annuali di un valore pari a 100 milioni di euro, fornite attraverso la contribuzione volontaria dei paesi firmatari, da donatori privati e da enti finanziatori.
 
Jean-Yves Ollivier, presidente della Fondazione Brazzaville per la pace e la preservazione dell’ambiente, che ha dato origine al progetto sponsorizzato da Nguesso, ha spiegato che lo scopo finale sarà «quello di rideterminare le basi dell’economia nella regione del bacino del Congo, che interessa un area di 220 milioni di ettari, passando dallo sfruttamento intensivo delle foreste a uno sviluppo durevole delle regioni che toccano il Congo e i suoi affluenti». Insomma “l’oro blu” invece “dell’oro verde” sarebbe la formula per ridurre la deforestazione e il degrado ecologico del bacino.
 
 
Corsa contro il tempo
 
 Il tempo stringe. Il ministro congolese dell’economia forestale Rosalie Matondo, ha dichiarato a margine dell’apertura della conferenza ministeriale sulla creazione dei “Fondi blu” a Oyo (Repubblica del Congo), che due terzi delle foreste del bacino potrebbero sparire entro il 2040 se non si interviene subito. Tutto avviene principalmente a causa della presenza umana. Basti pensare che entro il 2050, la popolazione dei cinque principali paesi toccati dal bacino del fiume (Camerun, Congo, Gabon, Repubblica Centrafricana, Repubblica democratica del Congo) arriverà a quota 228 milioni e la domanda di legna da ardere e di territorio da deforestare e destinare all’agricoltura salirà di conseguenza. Non va dimenticato, inoltre, lo sfruttamento incontrollato delle materie prime quali il legno pregiato da esportare, i diamanti, l’oro e i metalli rari.
 
Greenpeace Africa, in prima linea nella lotta contro la deforestazione nella regione, non avendo ancora visionato i progetti legati ai “Fondi blu”, ha preferito non commentare, per il momento. Nonostante ciò, le sue previsioni sulla regione non sono delle migliori. Ultimamente l’Ong ha messo in dubbio le affermazioni fatte in recenti studi ufficiali nei quali ci si felicitava di varie iniziative che avrebbero permesso alla regione di ottenere una riduzione del tasso di deforestazione. «È vero che il livello generale di deforestazione nella regione è ancora basso ma, comparandolo con quello di altre regioni come l’Amazzonia o l’Indonesia, ci si rende conto che il Bacino del Congo è il solo in cui il tasso annuale di deforestazione tende ad aumentare», ha precisato Raoul Monsembula, coordinatore nazionale di Greenpeace nella Repubblica democratica del Congo (Rdc).
 
 
12 paesi interessati
 
 Il presidente congolese Nguesso ha lasciato intendere che la sua iniziativa andrà oltre la gestione nazionale delle foreste: «Si tratta di passare dall’economia forestale all’economia Blu attraverso la stabilizzazione delle superfici forestali esistenti (…). È un Programma per il futuro del continente», dichiarava infatti durante la Cop 22 in Marocco. Oltre al Congo Brazzaville i paesi firmatari del Fondo sono: Angola, Burundi, Camerun, Ciad, Gabon, Guinea Equatoriale, Rwanda, Rdc, Tanzania e Zambia. Ai quali si unisce l’outsider maghrebino Marocco.
 
Va detto inoltre che la maggior parte di questi paesi si erano già impegnati in più occasioni a sostenere una migliore gestione delle risorse forestali nella regione, ma con scarsi risultati. La prima volta nel marzo del 1999 a Yaoundé (Camerun), poi nel settembre del 2002 a Johannesburg (Sudafrica) e infine nel febbraio del 2005 a Brazzaville (Congo). In quest’ultima occasione era stata anche creata la Commissione delle foreste dell’Africa centrale (Comifac) al fine di coordinare un piano d’azione per armonizzare il quadro giuridico e regolamentare del settore forestale e per implementare la gestione degli ecosistemi della regione.
 
 
Grandi premesse
 
Questa volta la linea sembra essere più concreta come si evince dal comunicato d’introduzione ai “Fondi blu”: «Ad oggi i programmi di gestione sostenibile si sono focalizzati solo sui problemi forestali, quando invece questa superficie geografica rappresenta un’importante potenziale idrologico che merita di essere valorizzato». E la valorizzazione passerà dallo sviluppo sinergico con l’economia locale.
 
Dietro la causa ecologica si nasconderebbe infatti anche l’interesse economico nella regione. «L'obiettivo è quello di far sì che attorno a questa iniziativa si costruiscano progetti che al contempo aiutino le economie degli Stati membri ad autosostenersi", ha infatti affermato il primo ministro congolese, Clemente Mouamba, in un'intervista al giornale congolese Les dépêches de Brazzaville.
 
 
Marco Simoncelli 
 
(tratto da www.nigrizia.it)
  

 
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