Amare i nemici, il titolo del libro del teologo Jim Forest, è un comandamento imprescindibile per chi si definisce cristiano. Gesù lo insegna mediante parabole e attraverso l’esempio offerto con la propria vita. È anche il comandamento più difficile, perché per natura siamo portati a odiare coloro che ci hanno fatto del male o sembrano pronti a farlo. Le riflessioni raccolte in questo libro esaminano l’oscura natura delle nostre inimicizie e suggeriscono vie per abbattere i muri dell’odio e per imparare a perdonare. Cercando di vivere il comandamento dell’amore con coraggio nel nostro quotidiano possiamo cambiare le nostre esistenze, cambiare il corso degli eventi. Ci sono uomini e donne che ci hanno provato e hanno dato vita a cammini di pace e nonviolenza.  
 
Dall'Introduzione:
 
Non tutto quello che Gesù ha insegnato va considerato come un comandamento. Prendiamo, per esempio, il suo incontro con un giovane uomo benestante che voleva sapere cosa dovesse fare per ottenere la vita eterna (cf. Mt 19,16-22). Facendo riferimento alle dieci leggi fondamentali consegnate a Mosè, Gesù gli disse di non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, onorare suo padre e sua madre e amare il suo prossimo come se stesso. Il giovane replicò di aver seguito tali regole per tutta la vita, ma poi pose una seconda domanda: “Che altro mi manca?” (Mt 19,20).
 
Gesù rispose: “Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; e vieni! Seguimi!” (Mt 19,21). Era più di quanto il suo interlocutore fosse in grado di sostenere. Se ne andò triste, incapace di accogliere un invito così radicale. Sarebbe interessante sapere quali scelte il giovane abbia poi compiuto nella propria vita. Magari ha finito per diventare povero come Francesco d’Assisi. Quel che è chiaro, comunque, è che l’invito che Gesù gli rivolse quel giorno non era un comandamento.
 
Si trattava di ciò che talvolta i teologi hanno chiamato “consiglio di perfezione”: un insegnamento che qualcuno può cogliere ma che non costituisce una precondizione per la salvezza di ogni cristiano. Di fatto, vi sono molti santi inclusi nel calendario della chiesa che avevano possedimenti e almeno alcuni tra loro erano benestanti. Analogamente, il celibato ha sempre rappresentato un’opzione degna di rispetto per i cristiani – Gesù non era sposato –, ma vista sempre come scelta adatta soltanto a una piccola minoranza dei seguaci di Cristo.
 
Non si può dire lo stesso per quanto riguarda l’amore dei nemici. Non fa parte della categoria del “se vuoi essere perfetto” (Mt 19,21). È cristianesimo di base. Gesù lo insegna con istruzioni dirette, mediante parabole e attraverso l’esempio offerto dalla propria vita. L’amore dei nemici non fa parte del nostro assetto costitutivo. È un insegnamento difficile, lo è per me come per chiunque altro. Per natura siamo portati a odiare coloro che ci hanno fatto del male o sembrano pronti a farlo. Nel mio caso, però, sono stato avviato ben presto alla pratica di questo comandamento, il più difficile.
 
Essendo io cresciuto nell’America degli anni cinquanta del Novecento, successe che il nemico fossero i miei genitori: non che fossero il mio nemico personale, bensì che essi venissero diffusamente considerati dei nemici. La ragione di ciò sta nel fatto che erano comunisti. La guerra fredda era nella sua fase più gelida e il maccartismo all’apice. Mentre io festeggiavo l’undicesimo compleanno, mio padre era in carcere; ci volle quasi mezzo anno per raccogliere la cauzione, in modo che potesse attendere il processo in libertà.
 
Il suo arresto in qualità di “capo dei rossi” era stata una notizia da prima pagina da una costa all’altra degli Stati Uniti, nel 1952. Alla fine, mentre il caso di mio padre era ancora pendente presso la Corte suprema, le accuse nei suoi confronti decaddero; ma lui, mia madre e altri come loro rimasero a lungo nella lista dei nemici dell’America, durante la mia infanzia. L’Fbi non soltanto tallonava da vicino i miei genitori, ma addirittura, un pomeriggio in cui mia madre era fuori casa, entrarono a prendere le impronte digitali a me e a mio fratello.
 
Da bambino divenni gradatamente consapevole delle opinioni dissidenti dei miei genitori, benché non le comprendessi. Il fatto che non marciassero al passo con l’insieme della società non me li rendeva impossibili da amare. Nonostante i miei genitori fossero divorziati, non parlavano mai male l’uno dell’altra, ed erano entrambi genitori amorevoli. All’epoca non mi rendevo neppure conto di quanto fosse inusuale che una famiglia bianca (mia madre, mio fratello e io) vivesse in mezzo a un vicinato prevalentemente nero.
 
Amavo i miei genitori, non per le loro convinzioni politiche e filosofiche, di cui sapevo poco e che non ero in grado di comprendere, ma per quelli che erano. Se soltanto conoscessimo i nostri nemici non per quello che pensiamo credano ma per quelli che sono, il comandamento di Gesù di amarli ci risulterebbe di gran lunga più facile. Potremmo continuare a odiare ciò per cui i nostri nemici si schierano o il danno di cui possono essere causa, senza però più odiarli come persone o far loro del male in alcun modo.

 

 
Salva Segnala Stampa Esci Home