In occasione del convegno di studio "La realtà supera la fantasia. Scienziati, filosofi e teologi a confronto" (Roma, 1-3 marzo 2018) promosso da SEFIR - Scienza e Fede sull’Interpretazione del Reale, area di ricerca dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose Ecclesia Mater, ReteSicomoro ha rivolto alcune domande al professor Giandomenico Boffi, direttore del SEFIR.

 
Oggi, cosa ha superato la fantasia rispetto a quello che si poteva immaginare anche solo pochi anni fa?
 
Credo che la presenza diffusa della tecnologia nella vita di ogni uomo, e non solo nei Paesi ritenuti ricchi, segni una vistosa differenza non solo con il modo di vivere di qualche decennio fa, ma anche con quel che allora si poteva semplicemente immaginare in termini di miglioramento futuro delle condizioni di vita. Soprattutto, oggi, sperimentiamo una percezione nuova del tempo e dello spazio, un’inedita realtà duale caratterizzata da una forte presenza della dimensione virtuale, una compenetrazione sempre maggiore di naturale e artificiale.
 
L’eccitazione è tale che talvolta sembriamo dimenticare di essere fatti di carne, di essere immersi in un cosmo e in una biosfera che pure ci connotano. Addirittura, si assiste al fenomeno per il quale molti – anche a livelli elevati – dichiarano di credere alle cose più inverosimili, indipendentemente da ogni evidenza e anzi talora contro ogni evidenza, magari rinchiudendosi in circoli online del tutto autoreferenziali.
 
Mi sembra importante richiamare il fondamento scientifico della tecnologia, inteso come metodo di approccio alla realtà per il tramite di modelli la cui validità deve essere verificata sperimentalmente; mi sembra importante richiamare il valore umanistico della tecnologia, inteso come memoria del fatto che la specie umana – per sua natura – può e deve con-creare il suo ambiente, senza tuttavia per questo estirpare le proprie radici biologiche e la propria vocazione al Paradiso. Insomma, la realtà odierna ha superato molte aspettative che sembravano fantastiche ancora in un passato recente, ma occorre adesso ribadire che per quanto sofisticate siano le nostre realizzazioni, rimane un sostrato di realtà non creato da noi e con il quale occorre confrontarsi sempre.

 
Cosa ci dice la teologia riguardo al fatto che la realtà sta andando sempre più frequentemente oltre la fantasia?
 
Credo che la teologia cristiana potenzialmente sia in grado di leggere molto bene la situazione attuale, perché la Rivelazione da un lato va sempre al di là delle nostre più rosee aspettative, ma dall’altro lato coinvolge profondamente la nostra realtà materiale nel disegno salvifico. Il cristianesimo non è spiritualista, e neppure dualista. Ritengo che oggi ci solleciti a cercare un’armoniosa composizione tra la realtà naturale, la realtà tecnologica e la realtà degli esseri umani, nell’ascolto della volontà di quel Padre celeste che ha creato il cosmo per offrirlo alla nostra fantasia con-creatrice .

 
Venti anni di convegni organizzati da SEFIR sul rapporto tra scienza e fede in materia d'interpretazione del reale: quali sono le parole chiave che possono esemplificare questo percorso di ricerca?
 
Credo che le parole chiave siano specialmente uomo, natura, Dio. La questione antropologica è stata pervasiva, in particolare nell’indagine su quell’aspetto della realtà umana che si manifesta nelle macchine. La macchina non è solo un oggetto, ma è una dimensione dello spirito umano che in quel tipo di oggetto si manifesta. Come diceva il tema del convegno del 2012: le macchine parlano di noi. Un altro aspetto pervasivo è stato la natura, intesa come cosmo e biosfera in cui si radica la nostra specie, come ambiente della nostra naturale creatività (scienza come arte e arte come scienza diceva il convegno del 2013).
 
In particolare, abbiamo imparato molto sugli esseri umani guardando a somiglianze e differenze con gli altri animali. Infine, Dio: il fatto che il Verbo si sia fatto uomo è indicativo di una vocazione che la nostra specie non può e non deve ignorare. Parlando di Verbo, a seguire tre ulteriori parole: linguaggio, interpretazione, comunicazione. Specchio della parola divina, la parola umana ha un fondamentale ruolo performativo che può consentire, in particolare, quell’attività interpretativa attraverso la quale soltanto possiamo interagire con la realtà circostante e quell’attività comunicativa con la quale ci costituiamo in comunità.

 

 
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