Omelia di Papa Francesco per la celebrazione della penitenza, tenutasi presso la Basilica Vaticana (venerdì 9 marzo 2018):
 
  
Cari fratelli e sorelle,
 
che grande gioia e consolazione ci viene offerta dalle parole di san Giovanni che abbiamo ascoltato: l’amore di Dio è tale da averci fatto diventare suoi figli, e quando lo potremo vedere faccia a faccia scopriremo ancora di più la grandezza di questo suo amore (cfr 1 Gv 3,1-10.19-22). Non solo.
 
L’amore di Dio è sempre più grande di quanto possiamo immaginare, e si estende perfino oltre qualsiasi peccato la nostra coscienza possa rimproverarci. È un amore che non conosce limiti ed è privo di confini; non possiede quegli ostacoli che noi, al contrario, siamo soliti porre davanti a una persona, per la paura che venga a privarci della nostra libertà.
 
Sappiamo che la condizione di peccato ha come conseguenza la lontananza da Dio. E, in effetti, il peccato è una modalità con cui noi ci allontaniamo da Lui. Ma questo non significa che Lui si allontani da noi. La condizione di debolezza e di confusione in cui ci pone il peccato, è un motivo in più perché Dio ci rimanga vicino.
 
Questa certezza deve sempre accompagnarci nella vita. La parola dell’Apostolo è una conferma per rassicurare il nostro cuore ad avere sempre una incrollabile fiducia nell’amore del Padre: «Qualunque cosa esso possa rimproverarci, Dio è più grande del nostro cuore» (v. 20). La sua grazia continua a lavorare in noi per rendere più forte la speranza che non saremo mai privati del suo amore, nonostante qualsiasi peccato possiamo aver compiuto, rifiutando la sua presenza nella nostra vita.
 
È questa speranza che spinge a prendere coscienza del disorientamento che spesso prende la nostra esistenza, proprio come è avvenuto a Pietro, nel racconto evangelico che abbiamo ascoltato: «E subito un gallo cantò. E Pietro si ricordò della parola di Gesù, che aveva detto: “Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte”.
 
E, uscito fuori, pianse amaramente» (Mt 26,74-75). L’evangelista è estremamente sobrio. Il canto del gallo sembra cogliere un uomo ancora confuso, poi egli si ricorda delle parole di Gesù e finalmente si spezza il velo e Pietro comincia a intravedere tra le lacrime che Dio si rivela nel Cristo schiaffeggiato, insultato, rinnegato da lui ma che per lui va a morire.
 
Pietro, che avrebbe voluto morire per Gesù, adesso comprende che deve lasciare che Egli muoia per lui. Pietro voleva insegnare al suo Maestro, voleva precederlo, invece è Gesù che va a morire per Pietro; e Pietro questo non lo aveva capito, non lo aveva voluto capire. Pietro si confronta ora con la carità del Signore e finalmente capisce che Lui lo ama e gli chiede di lasciarsi amare.
 
Pietro si accorge che aveva sempre rifiutato di lasciarsi amare, aveva sempre rifiutato di lasciarsi salvare pienamente da Gesù, e quindi non voleva che Gesù lo amasse del tutto. Come è difficile lasciarsi amare davvero! Vorremmo sempre che qualcosa di noi non fosse legato a riconoscenza, mentre in realtà siamo debitori di tutto, perché Dio è il primo e ci salva totalmente, con amore.
 
Chiediamo ora al Signore la grazia di farci conoscere la grandezza del suo amore, che cancella ogni nostro peccato. Lasciamoci purificare dall’amore per riconoscere il vero amore!
 
 
 
 
 
 
 
 
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