Quel vento di libertà che scuote i nostri schemi 
 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio. Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.
 
Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».
 
La Bibbia è un libro pieno di vento e di strade. E così sono i racconti della Pentecoste, pieni di strade che partono da Gerusalemme e di vento, leggero come un respiro e impetuoso come un uragano. Un vento che scuote la casa, la riempie e passa oltre; che porta pollini di primavera e disperde la polvere; che porta fecondità e dinamismo dentro le cose immobili, «quel vento che fa nascere i cercatori d'oro» (G. Vannucci).
 
Riempì la casa dove i discepoli erano insieme. Lo Spirito non si lascia sequestrare in certi luoghi che noi diciamo sacri. Ora sacra diventa la casa. La mia, la tua, e tutte le case sono il cielo di Dio. Venne d'improvviso, e sono colti di sorpresa, non erano preparati, non era programmato. Lo Spirito non sopporta schemi, è un vento di libertà, fonte di libere vite.
 
Apparvero lingue di fuoco che si posavano su ciascuno. Su ciascuno, nessuno escluso, nessuna distinzione da fare. Lo Spirito tocca ogni vita, le diversifica tutte, fa nascere creatori. Le lingue di fuoco si dividono e ognuna illumina una persona diversa, una interiorità irriducibile. Ognuna sposa una libertà, afferma una vocazione, rinnova una esistenza unica. Abbiamo bisogno dello Spirito, ne ha bisogno questo nostro piccolo mondo stagnante, senza slanci. Per una Chiesa che sia custode di libertà e di speranza.
 
Lo Spirito con i suoi doni dà a ogni cristiano una genialità che gli è propria. E abbiamo bisogno estremo di discepoli geniali. Abbiamo bisogno cioè che ciascuno creda al proprio dono, alla propria unicità e che metta a servizio della vita la propria creatività e il proprio coraggio. La Chiesa come Pentecoste continua vuole il rischio, l'invenzione, la poesia creatrice, la battaglia della coscienza.
 
Dopo aver creato ogni uomo, Dio ne spezza la forma e la butta via. Lo Spirito ti fa unico nel tuo modo di amare, nel tuo modo di dare speranza. Unico, nel modo di consolare e di incontrare; unico, nel modo di gustare la dolcezza delle cose e la bellezza delle persone. Nessuno sa voler bene come lo sai fare tu; nessuno ha quella gioia di vivere che hai tu; e nessuno ha il dono di capire i fatti come li comprendi tu. Questa è proprio l'opera dello Spirito: quando verrà lo Spirito vi guiderà a tutta la verità.
 
Gesù che non ha la pretesa di dire tutto, come invece troppe volte l'abbiamo noi, che ha l'umiltà di affermare: la verità è avanti, è un percorso da fare, un divenire. Ecco allora la gioia di sentire che i discepoli dello Spirito appartengono a un progetto aperto, non a un sistema chiuso, dove tutto è già prestabilito e definito. Che in Dio si scoprono nuovi mari quanto più si naviga. E che non mancherà mai il vento al mio veliero.
 
(Letture: Atti 2,1-11; Salmo 103; Galati 5,16-25; Giovanni 15,26-27; 16,12-15)
 
 
Ermes Ronchi 
 
(tratto da www.avvenire.it)


Di seguito il commento di p. Alberto Maggi.
 
Il giorno della Pentecoste, mentre la comunità giudaica celebrava il dono della legge data da Dio a Mosè sul monte Sinai, nella comunità cristiana scende, piomba lo Spirito. Questo episodio sancisce il passaggio dall’antica alla nuova alleanza. Il credente con Gesù non obbedisce più alla legge di Mosè, ma accoglie lo Spirito che lo rende capace di un amore somigliante a quello del Padre. Nella liturgia di oggi la chiesa ci unisce due brani del capitolo 15 e del capitolo 16 di Giovanni nei quali ci dice chi è questo Spirito e qual è la sua azione.
 
Afferma Gesù nel capitolo 15 di Giovanni, versetto 26, Quando verrà il, e qui c'è un termine greco che non è di facile traduzione. Il termine greco traslitterato è Paràclito, chi è questo Paràclito? È colui che viene chiamato in soccorso. Quindi si potrebbe tradurre l'aiutante, il soccorritore. È stato tradotto anche il consolatore, ma nel senso non di colui che viene a confortare, ma colui che elimina alla radice la causa della sofferenza.
 
Gesù aveva già affermato nel capitolo precedente che lui avrebbe pregato perché questo “Paràclito rimanga con voi per sempre”, questa è la garanzia della comunità cristiana. Questo Spirito non viene in soccorso nei momenti di bisogno, ma li precede, rimane per sempre. Questa è una garanzia di serenità che permette alla comunità di dedicarsi agli altri.
 
Questo spirito viene chiamato lo Spirito della verità e poi più avanti, unendo con il capitolo 16 dal versetto 12, Gesù afferma quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità. La verità nel vangelo di Giovanni non è una dottrina che si possiede, ma è un atteggiamento dinamico d'amore che unisce agli altri. Per questo Gesù non afferma “io ho la verità”, ma “io sono nella verità”. Non autorizza a possedere la verità, ma ad essere nella verità e camminare nella verità. Mentre chi ha la verità si può distanziare dagli altri, da quelli che non la pensano come lui, chi è in sé la verità si unisce a tutti quanti, questa è la garanzia di questo Spirito di verità.
 
Ma poi, ecco la sicurezza, la certezza di quello che Gesù promette, dice dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Questa è la garanzia di attualità e di sopravvivenza della chiesa. Cosa significa? Lo Spirito Santo, questa forza d'amore di Dio, non ripete le cose del passato, ma annuncia le cose future. Questo significa che, nella dinamica della vita comunitaria, di fronte a nuovi bisogni non si daranno mai risposte vecchie, risposte del passato, ma lo Spirito, cioè la tensione della comunità al bene dell'uomo come valore assoluto, sarà capace di fargli dare nuove risposte. Quindi a nuovi bisogni nuove risposte.
 
E conclude Gesù Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà, cosa significa questo? Non un nuovo messaggio, ma la comprensione dello stesso in nuove circostanze. Quindi c'è un unico messaggio, quello che noi conosciamo, i vangeli, l'attuazione pratica di questo messaggio sempre a favore del bene dell'uomo e non dell'istituzione, di quello che favorisce la crescita dell'uomo, tutto questo è la garanzia di crescita, di sopravvivenza e di attualità della chiesa.
 
 
(tratto da www.ildialogo.org)
 
 
 
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