Pechino programma l’ennesimo giro di vite sulla vita religiosa nel Paese: questa volta, nel mirino delle autorità religiose vi sono le “forze ostili” che si nascondono dietro le manifestazioni di fede dei cittadini stranieri. La scorsa settimana, l’Amministrazione statale per gli affari religiosi ha dato il via alle consultazioni per la revisione delle norme relative agli stranieri che praticano la loro religione in territorio cinese.
 
Le norme vigenti dal 1991 vietano ai cittadini cinesi di partecipare a raggruppamenti religiosi stranieri; proibiscono alle organizzazioni straniere ogni riunione a scopo religioso che non sia stata autorizzata in precedenza. In più, i residenti esteri non possono istruire staff religioso cinese o predicare e insegnare, se non invitati da istituzioni approvate dallo Stato.
 
Le norme vigenti dichiarano che “[gli stranieri] non devono produrre o vendere libri religiosi, prodotti audio-visivi religiosi, pubblicazioni elettroniche religiose, e altri materiali religiosi; non devono distribuire documenti di propaganda o condurre altre forme di attività missionarie”. Al presente, il governo intende inserire una nuova serie di linee guida amministrative per “proteggere l’interesse pubblico”.
 
Annunciate il 7 maggio sul sito ufficiale, le nuove regole colpiscono le “attività religiose collettive” di più di 50 persone, organizzate e frequentate da stranieri. In particolare, esse riguardano le attività religiose che si svolgono in luoghi per i quali è richiesta un’approvazione da rinnovarsi ogni anno. Prima di partecipare, gli stranieri dovranno fornire al governo dettagli personali come il numero di passaporto e il luogo di residenza in Cina. Pechino continua ad imporre nuove e severe restrizioni sulle attività religiose nel Paese.
 
Dallo scorso febbraio, sono in vigore i nuovi regolamenti religiosi il cui obbiettivo è eliminare le comunità sotterranee e controllare in modo totale le comunità ufficiali. Secondo Rfa, in Cina vi sono circa 68 milioni di protestanti, dei quali 23 milioni appartengono alle comunità ufficiali. I cattolici si aggirano sui 12 milioni, dei quali cinque ufficiali. Il presidente Xi Jinping ha più volte definito il cristianesimo una pericolosa importazione straniera e ha messo in guardia contro “l’infiltrazione di forze ostili dall’Occidente”.
 
 
(articolo tratto da www.asianews.it)
  

 
Salva Segnala Stampa Esci Home