Gesù, fuori dagli schemi anche per i suoi parenti 
 
In quel tempo, Gesù entrò in una casa e di nuovo si radunò una folla, tanto che non potevano neppure mangiare. Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; dicevano infatti: «È fuori di sé». Gli scribi, che erano scesi da Gerusalemme, dicevano: «Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del capo dei demòni».
 
Ma egli li chiamò e con parabole diceva loro: «Come può Satana scacciare Satana? Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non potrà restare in piedi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non potrà restare in piedi. Anche Satana, se si ribella contro se stesso ed è diviso, non può restare in piedi, ma è finito [...].
  
Da sud, dalla Giudea, arriva una commissione d'inchiesta di teologi. Dalle colline di Galilea scendono invece i suoi, per portarselo via. Sembra una manovra a tenaglia contro quel sovversivo, quel maestro fuori regola, fuorilegge, che ha fatto di Cafarnao il suo quartier generale, di dodici ragazzi che sentono ancora di pesce il suo esercito, di una parola che guarisce la sua arma.

È la seconda volta che il clan di Gesù scende da Nazaret al lago, questa volta hanno portato anche la madre; vengono a prenderselo: È fuori di sé, è impazzito. Sta dicendo e facendo cose sopra le righe, contro il senso comune, contro la logica semplice di Nazaret: sinagoga, bottega e famiglia.
Dalla commissione d'inchiesta Gesù riceve il marchio di scomunicato: figlio del diavolo.

Eppure la pedagogia di Gesù ancora una volta incanta: ma egli li chiamò, chiama vicino quelli che l'hanno giudicato da lontano; parla con loro che non si sono degnati di rivolgergli la parola, spiega, cerca di farli ragionare. Inutilmente. Gesù ha nemici, lo vediamo, ma lui non è nemico di nessuno. Lui è l'amico della vita.

Sua madre e i suoi fratelli e le sue sorelle e stando fuori mandarono a chiamarlo. Il Vangelo di Marco, così concreto e asciutto, ci rimette con i piedi per terra, dopo le ultime grandi feste, Pasqua, Pentecoste, Trinità, Corpo e Sangue di Cristo. Il Vangelo riparte dalla casa, dal basso: non nasconde, con molta onestà, che durante il ministero pubblico di Gesù, le relazioni con la madre e tutta la famiglia sono segnate da contrapposizioni e distanza.
 
Riferisce anzi uno dei momenti più dolorosi della vita di Maria: chi è mia madre? Parole dure che feriscono il cuore, quasi un disconoscimento: donna, non ti riconosco più come mia madre... L'unica volta che Maria appare nel Vangelo di Marco è immagine di una madre che non capisce il figlio, che non lo favorisce. Lei che poté generare Dio, non riuscì a capirlo totalmente.
 
La maggior familiarità non le risparmiò le maggiori incomprensioni. Contare sul Messia come su uno della famiglia, averlo a tavola, conoscere i suoi gusti, non le rese meno difficile la via della fede. Anche lei, come noi, pellegrina nella fede. Gesù non contesta la famiglia, anzi vorrebbe estendere a livello di massa le relazioni calde e buone della casa, moltiplicarle all'infinito, offrire una casa a tutti, accasare tutti i figli dispersi: Chi fa la volontà del Padre, questi è per me madre, sorella, fratello...
 
Assediato, Gesù non si ferma, non torna indietro, prosegue il suo cammino. Molta folla e molta solitudine. Ma dove lui passa fiorisce la vita. E un sogno di maternità, sorellanza e fraternità al quale non può abdicare.
 
(Letture: Genesi 3,9-15; Salmo 129; 2 Corinzi 4,13-5,1; Marco 3,20-35))
 
 
Ermes Ronchi 
 
(tratto da www.avvenire.it)


Di seguito il commento di p. Josè Maria Castillo.
 
La prima cosa che in questo racconto richiama l’attenzione è che le relazioni di Gesù con la sua famiglia non sono state facili. In questo brano a noi viene detto che i familiari di Gesù lo consideravano pazzo; più avanti, in Mc 6,1-6, siamo informati del fatto che i parenti più vicini di Gesù non credevano in lui. Anzi, il vangelo di Luca (4,28-29) arriva a dire pubblicamente che nella sua città (Nazareth) volevano uccidere Gesù gettandolo attraverso la gola di un burrone. Come è difficile e complicato comprendere Gesù! È duro accettare il suo messaggio ed il suo progetto di vita.

Ma è frequente nella vita che coloro che non comprendono le esigenze del Vangelo, invece di comprendere ed accettare la propria incomprensione, sono soliti insultare i profeti di Dio e l’«immagine di Dio» che è Gesù. Arrivando a dire che anche Gesù non porta la salvezza né la soluzione di cui ha bisogno questo mondo, ma in realtà porta il demonio che ci rende tutti indemoniati. Questo comporta una menzogna ed una contraddizione senza capo né coda.

Nel messaggio di Gesù la relazione umana e fraterna tra i discepoli – se questa relazione è veramente umana e forte – ha un potere che sta al di sopra anche delle relazioni più importanti di famiglia. Quando siamo disposti a questo, cioè quando mettiamo veramente Gesù al centro delle nostre vite, ha più potere ed è più decisivo dell’amore ad una madre o ad alcuni fratelli. Questo è fondamentale per iniziare a comprendere la vita e l’insegnamento di Gesù
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(tratto da www.ildialogo.org)
 
 
 
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