Dio racchiude il grande nel piccolo, l'eternità nell'attimo 
 
In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».
 
Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell'orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra (...)».
 
  
Da Gesù, narratore di parabole, sceglie sempre parole di casa, di orto, di lago, di strada: parole di tutti i giorni, dirette e immediate, laiche. Racconta storie di vita e le fa diventare storie di Dio, e così raggiunge tutti e porta tutti alla scuola delle piante, della senape, del filo d'erba, perché le leggi dello spirito e le leggi profonde della natura coincidono; quelle che reggono il Regno di Dio e quelle che alimentano la vita dei viventi sono le stesse. Reale e spirituale coincidono.
 
Accade nel Regno ciò che accade nella vita profonda di ogni essere. C'è una sconosciuta e divina potenza che è all'opera, instancabile, che non dipende da te, che non devi forzare ma attendere con fiducia. Gesù ha questa bellissima visione del mondo, della terra, dell'uomo, al tempo stesso immagine di Dio, della Parola e del regno: tutto è in cammino, un fiume di vita che scorre e non sta fermo.
 
Tutto il mondo è incamminato, con il suo ritmo misterioso, verso la fioritura e la fruttificazione. Il paradigma della pienezza regge la nostra fede. Mietiture fiduciose, abbondanti. Gioia del raccolto. Sogni di pane e di pace. Positività. Il terreno produce da sé, per energia e armonia proprie: è nella natura della natura di essere dono, di essere crescita. È nella natura di Dio. E anche dell'uomo. Dio agisce in modo positivo, fiducioso, solare; non per sottrazione, mai, ma sempre per addizione, aggiunta, incremento di vita. Con l'atteggiamento determinante della fiducia!

Il terreno produce spontaneamente. Non fa sforzo alcuno il seme, nessuna fatica per il terreno, la lucerna non deve sforzarsi per dare luce se è accesa; il sale non fa sforzo alcuno per dare sapore ai piatti. Dare è nella loro natura. È la legge della vita: per star bene anche l'uomo deve dare. Quando è maturo infine il frutto si dà, si consegna, espressione inusuale e bellissima, che riporta il verbo stesso con cui Gesù si consegna alla sua passione.
 
E ricorda che l'uomo è maturo quando, come effetto di una vita esatta e armoniosa, è pronto a donarsi, a consegnarsi, a diventare anche lui pezzo di pane buono per la fame di qualcuno. Nelle parabole, il Regno di Dio è presentato come un contrasto: non uno scontro apocalittico, bensì un contrasto di crescita, di vita. Dio viene come un contrasto vitale, come una dinamica che si insedia al centro, un salire, un evolvere, sempre verso più vita.
 
Quando Dio entra in gioco, tutto entra in una dinamica di crescita, anche se parte da semi microscopici:
Dio ama racchiudere
il grande nel piccolo:
l'universo nell'atomo
l'albero nel seme
l'uomo nell'embrione
la farfalla nel bruco
l'eternità nell'attimo
l'amore in un cuore
se stesso in noi.
(Letture: Ezechiele 17, 22-24; Salmo 91; 2 Corinzi 5,6-10; Matteo 4, 26-34).
 
 
Ermes Ronchi 
 
(tratto da www.avvenire.it)


Di seguito il commento di p. Alberto Maggi.
 
Per illustrare la realtà del regno di Dio Gesù ama preferibilmente immagini prese dalla natura, dal mondo agricolo con il suo processo vitale di crescita e di maturazione. Nel capitolo quarto, versetto 26 del vangelo di Marco scrive l’evangelista Il regno di Dio, il regno di Dio è la società alternativa dove anziché accumulare per sé si condivide generosamente con gli altri, e dove anziché comandare ci si mette a servizio è come un uomo che getta il seme nella terra.
 
Gesù ha già parlato di un seme, è la sua parola, che gettata nella terra in tre è il fallimento totale, ma in uno il guadagno ripaga le perdite fatte. L’evangelista vuol dire che nell’uomo ci sono energie che, a contatto con il messaggio, liberano tutte le sue potenzialità. E infatti dice che dorma o vegli di notte o di giorno il seme germoglia e cresce come egli stesso non lo sa.
 
L’assimilazione del messaggio è un processo intimo e personale nel quale nessuno può intervenire. Poi aggiunge Gesù poiché la terra produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco, questo processo indica quello che Gesù ha detto nel terreno che porta frutto il 30, il 60 e il 100. Nell’uomo l’accoglienza di questo messaggio libera tutte le sue energie per una pienezza della maturazione.

E poi quando il frutto è pronto, subito si mette mano alla falce perché è venuta la mietitura, letteralmente quando il frutto si consegna, parla della consegna della pienezza d’amore. La mietitura nel mondo agricolo del tempo era la festa più allegra e gioiosa di tutto l’anno perché si chiamavano i vicini, i parenti per collaborare a questa mietitura. Quindi dire mietitura nel mondo antico significava dire festa, dire gioia, allegria. Quindi è un segno proprio di pienezza di vita che si realizza nella gioia, nella felicità.

Poi Gesù continua e dice A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio? Lui sapeva a che cosa era paragonato. Il profeta Ezechiele, nel capitolo 17, paragona il regno di Dio a un cedro, il cedro è il re degli alberi, che sta su un monte altissimo, qualcosa di straordinario, di bellissimo, che anche da lontano attira l’attenzione. Nulla di questo per Gesù.
 
Il regno di Dio, anche nel suo momento del massimo sviluppo, sarà una realtà modesta, efficace, ma che non attirerà l’attenzione. Per questo Gesù prende il paragone di un granellino di senape, che è il più piccolo di tutti i semi, che viene seminato in terra e dice Gesù con profonda ironia ma appena seminato cresce e diviene il più grande di tutti e qui c’è la sorpresa, gli ortaggi.
 
È nell’orto di casa quindi non il monte altissimo con il cedro, il re degli alberi, ma nell’orto di casa. Cioè l’arbusto della senape in posti dove il clima lo permette raggiunge due metri, due metri e mezzo. È un arbusto che è insignificante, non brilla per il suo splendore, per la sua bellezza. Così sarà il regno.
 
Anche nel momento del massimo splendore, della massima realizzazione non brillerà per la sua ricchezza, per il suo splendore, ma fa rami tanto grandi che gli uccelli del cielo possono ripararsi dalla sua ombra. E continua l’evangelista dicendo che con molte parabole di questo genere Gesù annunziava loro la parola secondo quello che potevano intendere, perché secondo quello?
 
È l’amore e l’aver donato la propria vita agli altri che fa comprendere la parola di Gesù. Quindi più ci si dona agli altri, più si vive in sintonia con l’amore e più che questa parola si comprende e questa parola quando si comprende penetra nell’uomo, mette le radici e lo trasforma. L’uomo e il messaggio di Gesù sono fatti l’uno per l’altro e se non si incontrano possono restare sterili, ma quando si incontrano c’è questa fioritura, questa grandezza dell’amore che diventa realtà.
 
 
(tratto da www.ildialogo.org)
 
 
 
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