I luoghi del cristianesimo “nascosto” in Giappone sono patrimonio dell’umanità. Lo ha deciso due giorni fa il comitato dell’Unesco: entrano nella lista dell’agenzia Onu 12 siti a Nagasaki e nella regione di Amakusa, luoghi simbolo della persecuzione perpetrata ai danni dei cristiani durante il periodo Edo (1603-1867). Uno dei siti riconosciuti come bene mondiale è la cattedrale Oura di Nagasaki, la più antica chiesa nel Paese, già tesoro nazionale.
 
Costruita da due missionari francesi della Società delle missioni estere nel 1864 per onorare i 26 martiri cristiani – 9 europei e 16 giapponesi – è famosa per un avvenimento che papa Pio IX definì un “miracolo dell’Oriente”: dopo l'inaugurazione, un gruppo di persone provenienti dal villaggio di Urakami chiese a p. Petitjean – uno dei due missionari costruttori – di poter entrare nella chiesa per “poter salutare Maria”.
 
Essi erano "Kakure Kirishitans", discendenti dei primi cristiani giapponesi costretti all'anonimato, e furono seguiti da altre decine di migliaia di cristiani sotterranei che vennero nella cattedrale e ripresero la pratica cristiana. Entra nell’elenco dei beni tutelati dall’Unesco anche quanto resta del castello di Hara – uno degli scenari della rivolta “Shimabara-Amakusa” (1637) dei cattolici, a seguito della quale la persecuzione si inasprì – e il villaggio Sakitsu, nella prefettura di Kumamoto (Amakusa), dove i cristiani continuarono a praticare la loro fede in segreto.
 
La decisione è stata accolta con gioia dalle Chiesa cattolica giapponese. Il neo cardinale Thomas Aquino Manyo Maeda – discendente egli stesso di cristiani “nascosti” – ha dichiarato al Japan Times che il riconoscimento permetterà alle persone di scoprire la storia del cristianesimo in Giappone, “riassumibile” nel perdono e nella comprensione: “La registrazione porta con sé qualcosa di profondo e pieno di significato, in cui una vera pace per i popoli arriva quando vi è rispetto l’uno per l’altro”.
 
Mons. Joseph Mitsuaki Takami, arcivescovo di Nagasaki, esprime ad AsiaNews la stessa soddisfazione: “Per 250 anni, il cristianesimo è stato perseguitato in Giappone. Ora, viene riconosciuto nella sua storia, e molti più giapponesi cominciano a interessarsi nel cristianesimo. In molti verranno in questi luoghi per visitarli: per noi è anche un’occasione per evangelizzare”.
 
La riscoperta della storia cristiana giapponese deve coinvolgere anche gli stessi fedeli, chiamati a studiare “la storia degli antenati”: per questo, il 1 aprile la diocesi di Nagasaki ha inaugurato un museo sulla storia del cristianesimo giapponese, all’interno della vecchia residenza del vescovo. “Bisogna ricordare la storia perché non sono gli edifici ad essere importanti – conclude mons. Takami – ma la storia dietro di essi. È questa storia di fede che ha un valore universale”.
 
(articolo tratto da www.asianews.it) 
 
 
 
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