Beati gli insoddisfatti, se diventano cercatori di tesori 
 
In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”».
 
Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va', vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni [...].
 
Gesù uscito sulla strada, e vuol dire: Gesù libero maestro, aperto a tutti gli incontri, a chiunque incroci il suo cammino o lo attenda alla svolta del sentiero. Maestro che insegna l'arte dell'incontro. Ed ecco un tale, uno senza nome, gli corre incontro: come uno che ha fretta, fretta di vivere. Come faccio per ricevere la vita eterna? Termine che non indica la vita senza fine, ma la vita stessa dell'Eterno. Gesù risponde elencando cinque comandamenti e un precetto (non frodare) che non riguardano Dio, ma le persone; non come hai creduto, ma come hai amato.
 
Questi trasmettono vita, la vita di Dio che è amore. Maestro, però tutto questo io l'ho già fatto, da sempre. E non mi ha riempito la vita. Vive quella beatitudine dimenticata e generativa che dice: “Beati gli insoddisfatti, perché diventeranno cercatori di tesori”.
 
Ora fa anche una esperienza da brivido, sente su di sé lo sguardo di Gesù, incrocia i suoi occhi amanti, può naufragarvi dentro: Gesù fissò lo sguardo su di lui e lo amò. E se io dovessi continuare il racconto direi: adesso gli va dietro, adesso subisce l'incantamento del Signore, non resiste a quegli occhi... Invece la conclusione del racconto va nella direzione che non ti aspetti: Una cosa ti manca, va', vendi, dona ai poveri... Sarai felice se farai felice qualcuno; fai felici altri se vuoi essere felice.
 
E poi segui me: capovolgere la vita. Le bilance della felicità pesano sui loro piatti la valuta più pregiata dell'esistenza, che sta nel dare e nel ricevere amore. Il maestro buono non ha come obiettivo inculcare la povertà in quell'uomo ricco e senza nome, ma riempire la sua vita di volti e di nomi. E se ne andò triste perché aveva molti beni.
 
Nel Vangelo molti altri ricchi si sono incontrati con Gesù: Zaccheo, Levi, Lazzaro, Susanna, Giovanna. Che cosa hanno di diverso questi ricchi che Gesù amava, sui quali con il suo gruppo si appoggiava? Hanno saputo creare comunione: Zaccheo e Levi riempiono le loro case di commensali; Susanna e Giovanna assistono i dodici con i loro beni (Luca 8,3). Le regole del Vangelo sul denaro si possono ridurre a due soltanto: a) non accumulare, b) quello che hai, ce l'hai per condividerlo. Non porre la tua sicurezza nell'accumulo, ma nella condivisione.
 
Seguire Cristo non è un discorso di sacrifici, ma di moltiplicazione: lasciare tutto ma per avere tutto. Infatti il Vangelo continua: Pietro allora prese a dirgli: Signore, ecco noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito, cosa avremo in cambio? Avrai in cambio cento volte tanto, avrai cento fratelli e un cuore moltiplicato. Non rinuncia, se non della zavorra che impedisce il volo, il Vangelo è addizione di vita.
 
(Letture: Sapienza 7,7-11; Salmo 89; Ebrei 4,12-13; Marco 10,17-30)
 
 
Ermes Ronchi 
 
(tratto da www.avvenire.it)


Di seguito il commento di p. Alberto Maggi.
 
Nella comunità di Gesù non c’è posto per i ricchi, ma solo per i signori. Qual è la differenza? Il ricco è colui che ha e trattiene per sé, il signore è colui che, anche se ha poco, dà e lo condivide con gli altri. Nei vangeli i ricchi sono presentanti come malati terminali di egoismo per i quali non c’è alcuna speranza di salvezza. Vediamo il ritratto spietato che ci fa l’evangelista Marco al capitolo decimo, versetti 17 in poi.
 
Mentre, si tratta di Gesù, andava per la strada, ecco l’evangelista già ci mette una chiave di lettura perché la strada è il luogo della semina infruttuosa, è dove il seme è stato gettato, ma poi sono venuti subito gli uccelli. Quindi l’evangelista già ci mette in guardia “guarda che in questo racconto sarà infruttuosa la semina di Gesù”, un tale, il personaggio è anonimo, gli corse incontro gettandosi in ginocchio.
 
Il personaggio è anonimo, ma l’evangelista ce lo presenta come uno che corre, in oriente non si corre mai, il correre e disonorevole, qui finora in questo vangelo corre soltanto l’indemoniato, quindi è una persona posseduta, prigioniera di qualcosa più forte di lui, e gettandosi in ginocchio, in questo vangelo si è gettato in ginocchio a Gesù il lebbroso, la persona ritenuta più impura. Quindi questo tale anonimo è posseduto da qualcosa che lo esclude a Dio.
 
Davanti a lui gli domandò. “Maestro buono, cioè insigne, eccellente, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna. Ma Gesù non è venuto ad insegnare una via migliore per avere la vita eterna, Gesù è venuto a modificare questa realtà qui, questa società. E Gesù infatti gli disse “Perché mi chiami buono? Nessuno è buono se non Dio solo, già per la vita eterna c’hai l’insegnamento di Dio, e dice all’individuo tu conosci i comandamenti.
 
Ebbene Gesù nell’elencare i comandamenti, i comandamenti erano figuratamente rappresentati su due tavole: in una c’erano i tre esclusivi di Israele, gli obblighi assoluti nei confronti di Dio, nell’altra c’erano i comportamenti, i doveri verso gli uomini che erano patrimonio comune di qualunque cultura. Ebbene Gesù per la vita eterna non pone i comandamenti che riguardano gli obblighi verso Dio, ma soltanto i doveri verso gli uomini.
 
E li elenca Gesù cinque comandamenti: non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, onora tuo padre e tua madre, ma prima di onora tuo padre e tua madre Gesù ci infila quello che non è un comandamento, ma è un precetto. È preso dal libro del Deuteronomio al capitolo 24 al versetto 14 dove il legislatore dice “Non defrauderai il salariato povero e bisognoso e gli darai il suo salario il giorno stesso prima che tramonti il sole perché egli è povero e a quello aspira”. Frodare significava trattenere per sé la paga del salariato. Vedremo poi perché Gesù ci infila questo precetto.
 
Egli allora gli disse: “Maestro tutte queste cose, nel testo greco si vede che l’individuo si riempie la bocca soddisfatto da tutto questo. Infatti in greco è “tauta panta” (fonetico), sentite si riempie proprio la bocca, tutto questo l’ho fatto fin dalla mia giovinezza. Allora Gesù fissò, fissare significa entrare nell’intimo della persona, lo sguardo su di lui, lo amò, lo sguardo di Gesù è sempre accompagnato da amore, e gli disse, traduco letteralmente, uno ti manca, cioè ti manca praticamente tutto, perché? E qui l’evangelista fa una sequela di tre verbi imperativi va, vendi, e dai, va, vendi quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo. E il tesoro in cielo è quello che non si consuma e quello che ha valore perenne mentre i tesori sulla terra possono essere esposti a tanti ricchi.
 
E poi Gesù aggiunge un invito vieni! Vieni dietro di me, e seguimi! Ebbene era andato da Gesù per avere di più, per avere qualche regola, qualche precetto per essere sicuro di avere la vita eterna e Gesù lo ha spiazzato perché Gesù lo ha invitato a dare di più, non ad avere di più. Ma a queste parole gli si fece scuro, si incupì, in volto e se ne andò rattristato. È andato da Gesù angosciato e non gli ha portato bene incontrare Gesù perché se ne torna angosciato.
 
Qual è il motivo? Possedeva infatti molti beni. Allora la lezione che ci dà l’evangelista è che si possiede soltanto quel che si dà, quel che si trattiene non si possiede, ma si è posseduti. Ecco perché l’evangelista l’ha presentato più impuro del lebbroso e più posseduto di un indemoniato. Gesù è riuscito a liberare l’indemoniato, è riuscito a purificare il lebbroso, ma nulla può con il ricco.
 
Gesù volgendo lo sguardo attorno disse ai suoi discepoli “Quant’è difficile per quelli che possiedono ricchezze, in realtà sono posseduti dalle ricchezze, entrare nel regno di Dio. Ecco la comunità del regno dove non si accumula per sé, ma si condivide generosamente con gli altri. I discepoli erano sconcertati dalle sue parole perché una volta che un ricco può entrare nella comunità mettergli come condizione di sbarazzarsi di tutto c’è un allarme, “Come campiamo?”. Ma Gesù riprese e disse loro: “Figliolini, Gesù con tanta tenerezza si rivolge a loro, quanto è difficile, naturalmente per i ricchi sta parlando, entrare nel regno di Dio.
 
E qui Gesù fa un paragone che è tipico della cultura orientale molto immaginifica è più facile che un cammello, il cammello era l’animale più grande conosciuto in quella cultura, passi per la cruna di un ago, la cruna di un ago ha l’apertura più piccola. Quindi praticamente è impossibile, Gesù non dice che è difficile per un regno, è impossibile perché per entrare nel regno di Dio dovrebbe sbarazzarsi delle sue ricchezze, ma questo un ricco non lo farà mai. Allora l’insegnamento che ci dà l’evangelista è che si possiede soltanto quel che si dà, e questo aiuta ad entrare in pienezza nel regno di Dio ed avere la vita eterna. Chi trattiene per sé si esclude dalla pienezza della vita.
 
 
(tratto da www.ildialogo.org)
 
 
 
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