Nostra signora delle rondini
"Nostra signora delle rondini"
Una riflessione dai testi di Marguerite Yourcenar, Novelle Orientali
Nella sua prosa antica ed elegante, Marguerite Yourcenar ci regala la figura di una donna che vive all'incrocio delle molte strade delle narrazioni umane: tra mitologia e teologia, tra fiaba e realtà, la Signora delle rondini suggerisce una via per abitare la diversità nella sua multiforme bellezza. Per ospitarla dentro di noi come un dono, e per farci ospitare da lei.
...il monaco
Il monaco Terapione era stato in gioventù il più fedele discepolo del grande Atanasio; era rude, austero, dolce soltanto verso le creature nelle quali non sospettasse la presenza di diavoli.
Inizia così il meraviglioso racconto di Marguerite Yourcenar, che narra di un monaco solerte che abita sulle sponde del Cefiso, nella Grecia classica: Terapione e la sua religiosità fanatica ed ingenua, il cui zelo incendia a tal punto il suo cuore da renderlo cieco alla bellezza circostante. Incapace di cogliervi la presenza di Dio.
Non riesce, il vecchio monaco, ad accettare che i contadini da lui evangelizzati, pur adorando Gesù, il figlio di Maria, restino fedeli alle divinità dei boschi, alle ninfe: essi continuavano ad amare quelle fresche fate seminvisibili, e le perdonavano per i loro misfatti, come si perdona al sole che disintegra il cervello dei matti, alla luna che succhia il latte delle madri addormentate, all'amore che fa tanto soffrire
A tal punto il suo odio è grande da indurlo a dubitare della saggezza di Dio, che ha modellato tante creature inutili e dannose, come se la creazione non fosse che un gioco malefico nel quale Egli trovasse il suo compiacimento.
Una ossessione religiosa tanto potente da trasformare il crocifisso in una spada, nella lotta senza quartiere al paganesimo, da fare terra bruciata intorno al vecchio monaco, che piantava croci ovunque, mentre le giovani bestie divine indietreggiavano, lasciando intorno al villaggio santificato una zona sempre più vasta di silenzio e di solitudine.
E' con l'aiuto dei più rozzi tra i suoi seguaci che Terapione riesce a rinchiudere le ninfe dei boschi nell'antro buio di una grotta, per farle morire di fame.
Paura e zelo si trasformano così in strazio e isolamento dal mondo: pregava - il monaco - per affrettare il momento in cui la morte avrebbe liberato le sue prigioniere, perché suo malgrado cominciava a compiangerle, e di questa biasimevole debolezza si vergognava. Più nessuno saliva a trovarlo; il villaggio gli sembrava lontano, situato sull'altra riva del mondo. ...la donna
Al declinare del giorno egli vide sul sentiero una donna che gli veniva incontro. Camminava a testa bassa, un po' curva; aveva un mantello e una sciarpa neri, ma una luce misteriosa trapelava da quella stoffa scura, come se lei avesse buttato la notte sul mattino. Benché fosse giovanissima aveva la gravità, la lentezza, la dignità di una donna molto vecchia, e la sua soavità era simile a quella del grappolo maturo.
In lei Marguerite Yourcenar canta l'armonia antica, ritrovata, lascia intuire uno stare al mondo risanato e compiuto. Nella sua bellezza senza tempo inscrive la fiducia nel “bello e buono” promesso sin dagli albori della genesi del mondo.
La donna viene da est, come il mattino. E come il mattino saprà illuminare di nuova luce la vita del monaco. Nessuna condanna alla follia fanatica di Terapione, ma tenerezza per quell'esistenza non ancora in grado di stringere il mondo in un unico abbraccio materno. Tenerezza capace di cogliere nella rigidità dell'anziano monaco tutta la sua fragilità; capace di accoglierla senza contrastarla. Capace di darle finalmente casa. Monaco – dice la donna – lasciami entrare in questa grotta. Io amo le grotte, e sento compassione per chi vi cerca rifugio. E' in una grotta che io ho messo al mondo il mio bambino, ed è in una grotta che l'ho affidato senza timore alla morte, perché subisse la seconda nascita della Risurrezione.
E' la madre, quella donna. E se pur lontana dalla biografia della madre dei vangeli, tuttavia grandiosamente vera e vicina, nella sua maternità. E' la madre, che ha imparato a non temere, ad amare tutto nel mondo come opera di Dio; ad ospitare dentro di sé ciò che appare diverso e lontano e ad iniziare il suo cammino di conciliazione.
Madre delle ninfe, che accoglierà sotto il suo mantello, e trasformerà in rondini, per liberarle nel cielo, spalancando le braccia in una immensa preghiera, ben sapendo che ciò che è proibito alle ninfe è permesso alle rondini. Madre dell'anziano monaco, che guiderà come un infante ad apprendere il segreto inscritto nel creato. Attraverso di lei, Terapione saprà amare le ninfe, trasformate in rondini. Saprà seguire, intenerito, i loro amori e i loro giochi, in cui Dio stesso ama e gioca. E' la madre, quella donna, colei che abita le strade del mondo come fossero piene d'infinito, insegnandoci a guardare oltre, a sperare più avanti. A coltivare profezie di futuro: e Maria se ne andò per il sentiero che non porta da nessuna parte, come una donna a cui importi ben poco che le strade finiscano, dal momento che sa come camminare nel cielo. Chiara Saletti
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