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360 milioni di cristiani subiscono gravi persecuzioni e discriminazioni

L’anno scorso è peggiorato il livello di oppressione anticristiana nel mondo, che ha riguardato un credente su sette.

Nel 2021 è cresciuta ancora la persecuzione anticristiana nel mondo: sono oltre trecentosessanta milioni i cristiani che sperimentano un livello di persecuzione e discriminazione molto alto o estremo a causa della propria fede, pari a uno ogni sette (due su cinque in Asia, uno su cinque in Africa, uno su quindici in America Latina). Lo riporta l’annuale studio World watch list 2022 di Porte Aperte, che ha considerato le situazioni dei vari stati nell’arco di un anno a partire dal primo ottobre 2020 e analizzato le prime cinquanta posizioni nella classifica dei peggiori. Il livello di oppressione è risultato il maggiore da quando questo report viene stilato, ovvero da ventinove anni. Inoltre, come solo l’anno scorso nella lista non entrano paesi con un livello alto di persecuzione e discriminazione, segno di un continuo peggioramento. Per questo, alla lista ci sarebbero da aggiungere altre ventisei nazioni.

Le uccisioni di cristiani per motivi legati alla fede sono aumentate di oltre il 23% rispetto al rapporto precedente, salendo da 4.761 casi a 5.898, e si concentrano soprattutto nell’Africa sub-sahariana, con la Nigeria epicentro dei massacri (4.650). Il numero di chiese attaccate, 5.110, è cresciuto del 14%. Le detenzioni e gli arresti sono arrivati a 6.175 casi, il 44%, di cui 1.315 nella sola India. Oltre alle violenze, c’è da tenere conto delle vessazioni quotidiane subite dalle comunità cristiane, anche queste in aumento. Espresse in forme sia velate che palesi, ci sono discriminazioni sul lavoro, pressioni per rinunciare alla propria fede, diversità di trattamento per avere aiuti e medicine (in particolare durante per il Covid), mancate autorizzazioni di chiese, controlli centralizzati sul modello cinese.

Al primo posto della classifica degli stati più pericolosi per i cristiani c’è l’Afghanistan, che sale dalla seconda posizione con la presa del potere dei talebani, i quali hanno ulteriormente peggiorato la libertà religiosa che, comunque, non c’era neanche prima. Segue la Corea del Nord, che scende di una posizione dopo vent’anni al vertice anche se ha aumentato gli arresti e le chiese in casa chiuse a causa di una nuova legge contro il pensiero reazionario. Poi, ci sono la Somalia, la Libia e lo Yemen, a rimarcare il fatto che l’intolleranza anticristiana è fortemente radicata nei paesi dove l‘Islam è legato a una società tribale ed estremista. La lista prosegue con l’Eritrea, la Nigeria, dove si uccidono più cristiani al mondo, e il Pakistan, il secondo posto in cui si manifesta più violenza contro di loro. Infine, si trovano l’Iran, con il suo regime islamico, e l’India, sempre più influenzata dall’ideologia nazionalista induista. In tutti questi luoghi, la fede è meglio tenerla segreta, perché se scoperti si rischia la morte.

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