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8xmille: nel 2024 arriveranno 300 milioni di euro in meno

In un convegno della CEI si è chiesto di prepararsi a questo scenario e attuare già quest’anno una serie di misure.

Nel 2024, dall’otto per mille la Chiesa cattolica dovrà attendersi trecento milioni di euro in meno rispetto al 2021, anno che ha visto un trasferimento dallo Stato di oltre un miliardo e cento milioni di euro. Lo ha detto l’economo della CEI Mauro Salvatore nel suo intervento “Prepararsi al 2024 nelle Diocesi” durante il convegno nazionale degli economi e dei direttori degli uffici amministrativi delle diocesi italiane “Pensare insieme il futuro“, organizzato dalla Segreteria generale, dall’Economato e amministrazione e dall’Ufficio nazionale per i problemi giuridici della CEI lo scorso settembre e le cui relazioni sono state pubblicate online.

I fondi dell’otto per mille devono essere utilizzati dagli enti destinatari per le finalità vincolanti previste dalla legge, ovvero «per esigenze di culto della popolazione, sostentamento del clero, interventi caritativi a favore della collettività nazionale o di Paesi del terzo mondo» (articolo 48 della legge n. 222 del 1985). Quindi, non possono essere spesi, ad esempio, per la ristrutturazione di generici immobili o l’esercizio di attività commerciali, come ha ricordato mons. Roberto Malpelo, sottosegretario della CEI e direttore dell’Ufficio nazionale per i problemi giuridici, nel suo contributo “I criteri per l’utilizzo dei fondi 8xmille”.

Il problema riguarda il fatto che gli istituti diocesani per il sostentamento del clero devono dare priorità agli stipendi dei sacerdoti e, considerando la probabile futura diminuzione del gettito derivante dalla scelta dei cittadini in sede di dichiarazione dei redditi, le diocesi rischiano di non avere più molto per le proprie attività, come ha affermato mons. Luigi Testore, vescovo di Acqui e presidente dell’Istituto Centrale per il Sostentamento del Clero, nel suo intervento “La questione strategica del sostentamento del clero e il ruolo degli economi diocesani”. Inoltre, oggi questi istituti hanno generalmente una capacità e una competenza di gestione del proprio patrimonio abbastanza limitate, quindi per generare nuovo reddito occorrono persone capaci e competenti che migliorino la redditività del sistema.

Il diacono Mauro Salvatore ha fatto alcune proposte per prepararsi a questo scenario, da attuare già a partire da quest’anno: nel bilancio diocesano, tenere separato l’otto per mille come fosse un fondo straordinario al fine di comprendere cosa si può realmente sostenere con le entrate ordinarie; abituarsi a predisporre una programmazione sulla base delle entrate ordinarie; rialimentare ciò che è previsto dal Codice di diritto canonico e dall’Istruzione in materia amministrativa in fatto di tassazioni diocesane, quasi da nessuna parte attivato; avviare strategie di fundraising; organizzarsi meglio per le offerte deducibili, al momento ininfluenti benché previste; promuovere le firme per l’otto per mille; scambiare buone pratiche con le diocesi della propria regione ecclesiastica.

Luca Frildini

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