Adam Clayton degli U2: dalla dipendenza alla fede, un cammino di rinascita

In occasione dell’uscita del nuovo EP Easter Lily — pubblicato il Venerdì Santo come gesto quasi liturgico — il bassista degli U2 Adam Clayton ha condiviso una testimonianza di caduta e rinascita spirituale, che ha suscitato grande attenzione sui social della band irlandese.

Un percorso di fede sin dalle origini.
La storia degli U2 affonda le radici in una formazione religiosa condivisa: Clayton, Bono, The Edge e Larry Mullen Jr. sono cresciuti in famiglie cristiane, portando fin dall’inizio una dimensione spirituale nella propria musica. Come sottolinea Clayton, Easter Lily nasce proprio da quel luogo interiore, riprendendo temi presenti nei primi lavori della band e rispecchiando un approccio di rispetto verso le grandi tradizioni religiose.

La caduta e il ritorno a Dio
Negli anni Novanta Clayton ha attraversato un periodo buio segnato dall’alcolismo. La dipendenza, racconta, porta gradualmente a perdere il controllo e allontana dai propri valori più profondi. La svolta è arrivata nel 1998 con l’ingresso in una struttura riabilitativa, dove ha riscoperto la preghiera e l’affidarsi a una Forza Superiore. Particolarmente significativo il riferimento ai Dodici Passi degli Alcolisti Anonimi, che Clayton legge come strumento di umiltà dal profondo contenuto spirituale — in linea con quanto proposto dal frate francescano Richard Rohr, anch’egli presente nella fanzine della band.

Un impegno concreto verso i giovani
La rinascita personale si è tradotta in responsabilità sociale. Clayton è impegnato con l’organizzazione A Lust for Life, attiva nelle scuole per promuovere il dialogo sulla salute mentale tra i giovani. Una missione che risuona con i valori evangelici della cura dell’altro e dell’attenzione alle fragilità contemporanee.

La spiritualità come pratica quotidiana
Oggi la vita spirituale di Clayton si nutre di meditazione quotidiana, preghiera e appartenenza comunitaria. Easter Lily si rivela così più di un semplice disco: una testimonianza corale in cui musica, fede e conversione si intrecciano, offrendo al pubblico — e in particolare alle comunità religiose — un esempio autentico di come il buio possa diventare occasione di incontro con Dio e di servizio agli altri.

Tratto da Avvenire