Il digiuno digitale: mettere in pausa una parte della propria identità.
Il digiuno digitale: mettere in pausa una parte della propria identità.
Mentre il governo britannico valuta il divieto dei social network per i minori di 16 anni, in Italia il regista e scrittore Fernando Muraca porta nelle scuole, dal 2019, un esperimento analogo: 30 giorni senza social per gli adolescenti. L’esperienza è narrata nel libro Liberamente Veronica, diario di un’adolescente alle prese con questo “digiuno digitale”.
Un legame profondo con il mondo virtuale
Chiedere a un ragazzo di spegnere il telefono non equivale a togliergli uno strumento, ma a mettere in pausa una parte della sua identità. Non sorprende, dunque, che su cento adolescenti solo tre accettino la sfida, nonostante l’80-90% riconosca di avere una forma di dipendenza. La prima e la seconda settimana sono le più difficili — simili a una vera astinenza — ma dalla terza emergono segnali positivi, come la riduzione dell’ansia legata all’immagine di sé, soprattutto nelle ragazze.
Effetti concreti sul cervello e sul linguaggio
L’esposizione prolungata ai social produce cambiamenti misurabili: oltre tre ore quotidiane di stimoli brevi e frammentati riducono la capacità di attenzione profonda, per effetto della neuroplasticità cerebrale. Si registra inoltre un impoverimento del vocabolario, con conseguente difficoltà nell’esprimere emozioni e pensieri complessi.
Regolamentazione e responsabilità educativa
Il crescente intervento dei governi segnala che il problema non è più ignorabile. Tuttavia, il solo divieto non basta: le piattaforme digitali sono progettate intenzionalmente per massimizzare il coinvolgimento dell’utente, e non possono essere considerate strumenti neutri.
La risposta più efficace rimane quella educativa: un patto condiviso tra scuola, famiglia e ragazzi. Un episodio del diario di Veronica è emblematico — una famiglia riunita ma ciascuno isolato nel proprio schermo, con la ragazza che realizza di aver fatto altrettanto. Anche gli adulti, spesso, sono parte del problema.
Per le comunità educative di ispirazione cattolica, accompagnare i giovani verso un uso consapevole della tecnologia è oggi una priorità pastorale ineludibile: in gioco c’è la qualità delle relazioni, la libertà interiore e la piena maturazione della persona.
Tratto da Educazione.chiesacattolica.it