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Nell’Africa Australe 45 milioni le persone sono in stato di grave insicurezza alimentare

Lunghi periodi di siccità, precipitazioni tardive, continui cicloni e inondazioni hanno seminato distruzione sui raccolti.

Sono 45 milioni le persone che nei sedici Paesi della Comunità di Sviluppo dell’Africa Australe sono in stato di grave insicurezza alimentare. Di queste, oltre 11 milioni sono a livelli definiti di crisi o di emergenza, in particolare in Angola, Zimbabwe, Mozambico, Zambia, Madagascar, Malawi, Namibia, Eswatini e Lesotho.

L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura, il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo e il World Food Programme parlano di una grave crisi alimentare, causata soprattutto degli effetti degli shock climatici. I lunghi periodi di siccità (nell’ultimo anno il peggiore degli ultimi trentacinque nelle aree centrali e occidentali), precipitazioni normali in solo una delle ultime cinque stagioni di crescita, i continui cicloni e le inondazioni hanno seminato distruzione sui raccolti di una regione estremamente dipendente dall’agricoltura e alimentata da acque piovane.

Secondo il Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico, le temperature dell’Africa australe stanno aumentando del doppio rispetto alla media globale e la regione comprende sei dei nove Paesi africani che nei prossimi anni saranno maggiormente esposti a condizioni climatiche avverse: Repubblica Democratica del Congo, Malawi, Mozambico, Tanzania, Zambia e Zimbabwe.

Inoltre, la crescente crisi alimentare, che colpisce sia le comunità urbane che quelle rurali, è aggravata dall’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari, dalle perdite negli allevamenti su larga scala e dalla crescente disoccupazione. Questa situazione sta facendo peggiorare i tassi di malnutrizione acuta nelle comunità particolarmente a rischio.

Per questo, occorre affrontare le pressanti necessità alimentari e nutrizionali di milioni di persone investendo per rafforzare la resilienza di chi è esposto alle minacce di siccità, inondazioni e tempeste sempre più frequenti e gravi. I piccoli agricoltori e allevatori vanno aiutati a incrementare la produzione e ridurre le perdite, gestire in modo sostenibile le preziose risorse idriche e del suolo, migliorare l’accesso ai fattori di produzione, al credito e ai mercati, accogliere campagne di vaccinazione per contenere le malattie del bestiame.

Per molte comunità agricole, potrebbero comunque volerci almeno due o tre stagioni di crescita per tornare alla normale produzione. In un’area così afflitta da alti tassi di fame cronica, disuguaglianza e povertà strutturale, il cambiamento climatico è un’emergenza esistenziale che deve essere affrontata con la massima urgenza.

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