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Africa sub-sahariana, la pandemia farà svanire dieci anni di sviluppo

Le conseguenze economiche della crisi sanitaria porteranno 26 milioni di africani in una situazione di povertà estrema.

Rispetto ai paesi europei, gli stati dell’Africa sub-sahariana stanno avendo ripercussioni economiche relativamente modeste in conseguenza alle misure prese per contenere la diffusione del coronavirus. Il Fondo Monetario Internazionale indica per quest’anno una diminuzione del Pil dell’area pari al 3,2%, con una risalita del 3,4% e un ritorno ai livelli pre-crisi nel 2021. La situazione sembra quasi rassicurante, ma in realtà questo stallo dell’economia, il peggiore dagli anni Settanta, significa l’aumento del rischio di morte per fame per milioni di persone, tenendo conto che in questa parte del mondo ci sono ventitré delle ventinove nazioni classificate dalla Banca Mondiale come a basso reddito.

Come riporta Avvenire, stime prevedono che la pandemia porterà ventisei milioni di africani, che hanno un reddito inferiore a 1,90 dollari al giorno, in una situazione di povertà estrema. Se si verificasse una seconda ondata del coronavirus, essi salirebbero a trentasei milioni. Di conseguenza, il Pil pro capite si abbasserebbe a quello del 2010, facendo svanire dieci anni di sviluppo. Il Fondo Monetario Internazionale calcola che, per gestire la crisi e rilanciare l’economia, gli stati dell’Africa sub-sahariana hanno bisogno di centodieci miliardi di dollari in più dell’ordinario.

Al momento, la sospensione del pagamento dei debiti nei confronti dei paesi del G20 e dello stesso Fondo e gli aiuti internazionali stanno aiutando ad affrontare l’emergenza, ma di fondi ne servono molti di più e non si vedono ancora passi avanti concreti da parte dei governi e dei creditori privati. I problemi di queste nazioni, si sa, sono strutturali e correlati alle già tante emergenze umanitarie, all’economia informale, all’importanza delle rimesse dei connazionali che vivono all’estero (che si stima caleranno del 23%). Come si legge sul sito della campagna Chiudiamo la forbice,

«L’impatto del Covid-19 in Africa è paradigmatico di come le condizioni di vulnerabilità preesistenti rendono la pandemia profondamente diseguale nei sui effetti rendendo il numero dei contagi un dato insignificante per coglierne la reale portata in contesti fragili. Ciò riconduce nuovamente alle profonde ingiustizie globali che contraddistinguono questo nostro mondo, che determinano ampie differenze nella capacità di assorbimento di eventi come quello che stiamo vivendo. Il virus non colpisce tutti allo stesso modo, ancora una volta gli ultimi della fila ne pagano il prezzo maggiore e di più lunga durata.»

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