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In alcune diocesi africane ci sono continue profanazioni di chiese

Dal Malawi alla Nigeria, ignoti aggressori compiono ripetutamente atti sacrileghi in parrocchie e conventi.

La diocesi di Machinga, in Malawi, sta subendo una serie di attacchi a parrocchie e conventi. L’ultimo, quello a Nsanama, è stato un raid da parte di uomini armati che, durante la notte, hanno rubato, oltre a denaro e strumentazione tecnologica, anche l’eucaristia. Le parole del parroco padre Matthew Likambale, raccolte dall’Agenzia Fides, rivelano la gravità dell’attacco:

«Vi voglio sapere che abbiamo passato una notte terrificante dopo che i ladri hanno attaccato il convento delle suore canossiane. Mi stavano cercando. Hanno fatto pressioni sulle suore per rivelare dove mi trovassi, ma queste hanno continuato ad affermare che non ero in convento. Sono entrati […] dopo aver colpito il guardiano, con una sbarra di metallo e un machete, poi lo hanno legato. Sono quindi penetrati nel convento, hanno aperto il tabernacolo, hanno preso il santissimo sacramento (eucaristia) e poi si sono recati nelle stanze delle suore.»

In Africa, situazioni di violenza diffusa come questa non sono, purtroppo, isolate. A settembre, il vescovo nigeriano mons. Wilfred Anagbe si è visto costretto a sospendere a tempo indeterminato tutte le attività liturgiche e pastorali nella parrocchia di San Pietro a Makurdi a causa dei continui sacrilegi commessi nella chiesa da parte di sconosciuti. In particolare, i profanatori sono entrati nella cappella dell’Adorazione perpetua del Santissimo Sacramento profanando l’eucaristia e saccheggiando i calici sacri. Queste le parole dell’atto vescovile, diffuse sempre dall’Agenzia Fides:

«La parrocchia d’ora in poi sarà chiusa per la celebrazione della Santa Messa e per tutte le altre attività pastorali in linea con il Canone 1211 […] fino a nuovo avviso. [La chiusura] è per consentirci di prepararci adeguatamente alla penitenza richiesta dalla legge per riparare il danno che questa profanazione ha arrecato al Sacro Corpo di Cristo. Le attività pastorali riprenderanno solo dopo che sarà stata fatta una riparazione proporzionale a questo sacrilegio e saranno pienamente garantite migliori strutture di sicurezza per la parrocchia, secondo i requisiti canonici.»

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