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In Amazzonia gli indigeni sono colpiti in modo sproporzionato dal Covid-19

La Rete Ecclesiale Panamazzonica denuncia un aumento allarmante del numero di infezioni e decessi causati dal coronavirus.

In seguito a un grave peggioramento della pandemia tra i popoli dell’Amazzonia negli ultimi mesi, la Rete Ecclesiale Panamazzonica ha lanciato una richiesta di aiuto. In un messaggio della scorsa settimana riportato dall’Agenzia Fides, la REPAM ha collegato l’aumento allarmante del numero di infezioni e decessi causati da Covid-19 alle carenze del sistema sanitario pubblico, effetto della povertà e delle disuguaglianze sociali. Nella mappatura che sta facendo dal 17 marzo 2020, emerge che nella regione panamazzonica ci sono stati più di due milioni di casi e oltre cinquantamila morti.

Di questo andamento particolarmente negativo ne parla anche il dossier Virus forte, comunità fragili. Un anno di emergenza sanitaria tra le popolazioni indigene di Caritas Italiana. Le popolazioni indigene amazzoniche, suddivise in ottocentoventisei gruppi per un totale di quarantacinque milioni di persone (il 10% circa della popolazione totale), sono colpite in modo sproporzionato dal Covid-19, sia per il numero di individui che contraggono il coronavirus che per l’esito di morte.

La situazione di quelle in Brasile, la nazione in cui sono più presenti, è aggravata sia dalla gestione inefficace dell’emergenza sanitaria da parte dell’amministrazione Bolsonaro, sia dalla deforestazione, che mette in pericolo le tribù che si trovano in isolamento volontario o in contatto iniziale. Inoltre, secondo la ONG International Work Group for Indigenous Affairs, nello stato di Amazonas i missionari evangelici stanno continuando a condurre visite non autorizzate a comunità in isolamento volontario nella Vale do Javar. A causa di tutto ciò, stando alle statistiche dell’Articulação dos Povos Indígenas do Brasil il 9,1% degli indigeni che contraggono la malattia muoiono, quasi il doppio del 5,2% rilevato in generale tra gli abitanti del Brasile.

Per di più, le popolazioni indigene non sono colpite in maniera uguale a causa delle notevoli differenze esistenti tra le diverse comunità, ma una visione semplicista le crede una realtà indifferenziata. Nelle aree del bacino amazzonico come Roraima e Amapa e in quelle di confine della Guyana francese, gli indigeni hanno una probabilità dieci volte maggiore di contrarre il Covid-19 rispetto ai non indigeni che vivono in altre zone del grande bacino fluviale. C’è quindi chi sta cercando di risolvere la situazione da solo: nel sud del Parà brasiliano, la comunità Kuikuru, che ha avuto settantasette morti su quattrocento presenti, ha creato una app per monitorare tramite gli smartphone i casi sospetti, così da compensare l’inattività delle istituzioni.

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