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Angola, i tre modi in cui l’acqua è al centro della vita

L’acqua del battesimo, quella della pioggia che manca e quella in bottiglie di plastica caratterizzano il territorio di una missione.

A Desvio da Barra, in Angola, durante la Veglia pasquale sono stati battezzati alcuni adulti, mentre il giorno di Pasqua è stata la volta di un numeroso gruppo di giovani che aspettavano il sacramento da più di tre anni. Essi hanno ricevuto l’Acqua che viene dal Cielo e li farà rinascere a nuova vita, mentre la terra dove abitano è così secca e screpolata da sembrare morta a causa di una lunga siccità. Le piogge non sono arrivate e le persone non hanno di che dissetarsi e devono aspettare a seminare. Questa piccola siccità, che complica l’esistenza della gente, si aggiunge a quella grande nel sud del Paese che dura da anni provocando povertà, fame e morte.

A raccontare all’Agenzia Fides questa situazione è padre Luigino Frattin, missionario della Società per le Missioni Africane, che opera in un quartiere cinquanta chilometri a nord della capitale. Recentemente, portando la comunione ad alcuni ammalati che vivono in una zona distante ha proprio visto, tra qualche campo di manioca o di mais rinsecchito, distese di erba bruciata dal sole. Quest’anno la seconda stagione delle piogge si fa attendere e forse non arriverà più. A breve si entrerà nella stagione secca, dunque l’acqua potrebbe tornare solo a novembre. Questo territorio non è certo climaticamente adatto a un’agricoltura produttiva, ma di solito le famiglie riescono comunque a coltivare quanto basta per avere un po’ di cibo e attutire le conseguenze della crisi che sta privando di lavoro e risorse molta gente.

Oltre all’acqua battesimale e a quella piovana, continua p. Frattin, da qualche tempo anche qui ne è arrivata un’altra in una forma diversa: in bottiglie di plastica. Svariati autocarri che le trasportano si vedono circolare a fianco di vecchi camion cisterna che prelevavano l’acqua dal fiume Bengo e la portavano nei quartieri e nelle case. Probabilmente, le persone hanno presto coscienza del fatto che l’acqua del fiume non è trattata ed è un veicolo certo di malattie e i nuovi modelli di consumo stanno cambiando le loro abitudini. Anche qui, dunque, la modernizzazione passa per la privatizzazione.

Di conseguenza, una parte delle magre risorse delle famiglie viene spesa per un bene che potrebbe venire dai due fiumi che delimitano questo territorio se si investisse di più e meglio nelle reti di distribuzione idrica, anche a costo di chiedere un contributo per il servizio. Inoltre, non essendoci il riciclo, le bottiglie di plastica finiscono nelle discariche e, un po’ alla volta, lungo le strade, dove formano come una squallida pavimentazione assieme a sacchetti e confezioni.

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