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Gli animali nella Bibbia, simboli per comprendere il disegno divino

Quante volte sono nominati, tra Antico e Nuovo Testamento, la pecora, l’asino, il cavallo, il leone, il pesce e la colomba?

“Il lupo dimorerà insieme con l’agnello; il leopardo si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un piccolo fanciullo li guiderà. La mucca e l’orsa pascoleranno insieme; i loro piccoli si sdraieranno insieme. Il leone si ciberà di paglia, come il bue. Il lattante si trastullerà sulla buca della vipera; il bambino metterà la mano nel covo del serpente velenoso.”

In questa profezia contenuta nel Libro di Isaia (11,6-8), viene nominato un gran numero di animali per descrivere il nuovo mondo che ci sarà dopo l’avvento del Messia, re della pace. Ma è in tutta la Bibbia che gli animali compaiono in maniera frequente: come riporta Avvenire, sono citati ben 3.594 volte in 161 diverse accezioni (tra singole specie e nomi collettivi come branco e gregge). Che legame tra l’uomo e gli altri esseri viventi della Creazione esprimono l’Antico e il Nuovo Testamento! E così, gli animali diventano simboli per dare a noi sempre nuove opportunità di comprensione del disegno divino.

Dopo il serpente tentatore, il primo a essere nominato con un nome specifico è il corvo. In Genesi 8,6 Noè, per capire se le acque del diluvio avessero abbandonato la terra, lo fa uscire più volte fino a quando non torna più, avendo trovato un luogo dove appoggiarsi. Poi, fa uscire una colomba, il secondo animale indicato col proprio nome, che ritorna con un ramo d’ulivo. Il primo sarà poi citato altre 10 volte, la seconda 43.

Il primo quadrupede di cui si parla è l’asino: in Genesi 12,16 Abram riceve dal faraone, grazie a Sara, «greggi e armenti e asini». Verrà successivamente nominato 150 volte (più altre 12 come asino selvatico od onagro) quale fedele compagno di lavoro dell’uomo, fino all’entrata di Gesù a Gerusalemme.

L’animale più nominato è la pecora: sommando i 179 richiami all’agnello, i 169 alla pecora, i 39 al montone e i 117 all’ariete, oltre che le 187 volte del termine gregge e l’unica di ovino, si arriva a 692 (se si considera anche la capra, si possono aggiungere altri 159 casi). È evidente l’importanza valoriale, spirituale e simbolica che questo animale ha nel messaggio biblico (soprattutto se si considera che la parola Gerusalemme compare 944 volte): «Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, 33 e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra» (Mt 25,32-33).

Poi, vengono nominati il cavallo (183 volte), associato alla potenza (i «cavalli di fuoco» del profeta Elia in 2Re 2,11), ma anche alla superbia («Un’illusione è il cavallo per la vittoria», Salmo 33); il leone (165 volte e primo fra gli animali selvaggi), che, se nel Vecchio Testamento è «il più forte degli animali» (Pr 30,29), nel Nuovo Testamento assume carattere negativo: «Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro cercando chi divorare» (1Pt 5,8); il pesce (74 volte), umile fra le bestie più umili, che nei Vangeli è l’animale più nominato dopo la pecora e protagonista di pagine fondamentali come le moltiplicazioni dei pani e dei pesci; infine, il pellicano (2 volte) e gli animali fantastici come il drago (28), il leviatano (6) e la chimera (2).

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