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La bellezza di una vita al seguito di Gesù

Una vita bella è una vita eucaristica, che riconosce che tutto è dono e sa ringraziare per ogni cosa, lasciando trasparire la bellezza di Dio.

Nella Genesi ci troviamo di fronte, secondo la monaca di Bose Lisa Cremaschi, a due forme di bellezza. In Gen 1,4, nel compiere la creazione, Dio vide che ciò che aveva fatto era cosa bella/buona; in Gen 3,6 la donna vide che l’albero era bello/buono da mangiare e desiderabile ai suoi occhi. Da una parte c’è la bellezza che Dio contempla, che Lui vuole vedere in noi e tra di noi; dall’altra la bellezza che seduce e stordisce fino a impossessarsi di chi la vede, che può trasformarsi in un bello/buono egoistico e non condiviso.

Quale bellezza persegue, oggi, il cristiano? Le chiese, le liturgie, le nostre vite lasciano trasparire qualcosa della bellezza di Dio? In un mondo così brutto, attraversato da violenze, barbarie, sfruttamento del creato e relazioni personali disastrate, anche solo cercare e trovare il bello per goderne non è facile. Ma ognuno di noi deve, nel suo piccolo, trovare e coltivare spazi di bellezza.

Per i Padri della Chiesa d’oriente, l’essere umano aspira naturalmente alla bellezza, ogni cui sprazzo è il riflesso di Colui che l’ha creata e che è la bellezza ultima, ovvero Dio stesso. La tradizione patristica applica a Gesù la profezia del servo sofferente di Is 52,2 (LXX): «L’abbiamo visto senza splendore né bellezza», ma legge anche in chiave cristologica il salmo 44,3: «Tu sei il più bello tra i figli dell’uomo» e l’esclamazione della sposa del Cantico: «Come sei bello, mio diletto, quanto grazioso!» (Ct 1,16).

Con Gesù, il cristiano attraversa la passione e la morte e riflette sul suo volto la gloria del Cristo risorto. Questa Trasfigurazione operata da Dio deve essere accolta dal credente nella sua persona,
per lasciarsi lavorare dal bello vero fino a trasformare la propria esistenza in una vita buona e bella. La via di amore per il bello inizia quindi con il rientrare in sé stessi, con un movimento verso il centro della persona, verso il cuore quale centro dell’essere, delle scelte, della vita.

Adamo ed Eva, sedotti dalla bellezza e dalla bontà del frutto e spinti da un desiderio egoistico, non pensano a ricevere e accogliere il dono, ma soltanto a prendere e accaparrare il cibo, al di fuori di una dimensione di rendimento di grazie. Noi, che di questo cibo abbiamo mangiato, dobbiamo re-imparare un atteggiamento contemplativo ed eucaristico sulle cose e sul mondo, che apra alla condivisione con tutti gli esseri umani, figli e figlie dell’unico Padre.

Leggi qui il testo completo della riflessione

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