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Una dottrina separata dal mondo quotidiano rinuncia alla fede

In un’intervista Benedetto XVI ha detto che la Chiesa deve demondanizzarsi esprimendosi con il cuore e lo Spirito, non con le funzioni.

«Il credente è una persona che si interroga, una persona che deve ritrovare continuamente la realtà di questa fede dietro e contro le realtà opprimenti della vita quotidiana. In questo senso, il pensiero di una “fuga nella dottrina pura” mi appare assolutamente irrealistico. Una dottrina che esistesse solo come una sorta di riserva naturale, separata dal mondo quotidiano della fede e delle sue esigenze, rappresenterebbe in qualche modo la rinuncia alla fede stessa. La dottrina deve svilupparsi nella fede e a partire da essa, non affiancarla.»

Benedetto XVI si esprime così in merito all’attuale e dibattuto cammino sinodale della Chiesa tedesca, rispondendo per iscritto a un’intervista del mensile tedesco Herder Korrespondenz, che sarà pubblicata il prossimo mese e di cui è stato anticipato qualche passo. Vatican News ricorda che il Papa emerito aveva pronunciato parole simili già nel 2009, quando aveva detto che «il cattolico non può accontentarsi di avere la fede, ma deve essere alla ricerca di Dio, ancora di più, e nel dialogo con gli altri reimparare Dio in modo più profondo».

Ratzinger parla anche di una Chiesa che deve demondanizzarsi perché, finché nei suoi testi ufficiali parleranno le funzioni, ma non il cuore e lo Spirito, il mondo continuerà ad allontanarsi dalla fede. Questo concetto lo aveva affrontato quando era ancora il pontefice in carica, nel discorso tenuto a Friburgo nel 2011. Come riporta ACI Stampa, egli si domanda ora se la parola usata all’epoca, ovvero Entweltlichung (demondanizzazione, tratta dal vocabolario del filosofo Martin Heidegger), fosse stata adeguata, perché essa indica la parte negativa del movimento, ovvero l’uscita dalla parola e le costrizioni pratiche nella libertà di fede, mentre non esprime a sufficienza la sua parte positiva.

Quindi, per compiere la propria missione la Chiesa deve anche continuamente prendere le distanze dal suo ambiente, non seguendo uno spirito pragmatico che pensi di doversi adattare al mondo e facendo parlare prima la fede delle strutture. Per questo, Benedetto XVI critica il fatto che nelle istituzioni ecclesiali (ospedali, scuole, Caritas) molte persone in posizioni decisive non supportano realmente questa missione, oscurandone spesso la testimonianza, e nota che in Germania i testi ecclesiali ufficiali sono in gran parte scritti da persone per le quali il credo è, appunto, solo ufficiale. Per lui occorre quindi una vera e personale testimonianza di fede degli operatori della Chiesa.

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