Biennale di Venezia: il Giardino Mistico dei Carmelitani Scalzi e il legame con Santa Ildegarda di Bingen

Monaca benedettina, badessa, compositrice, scrittrice e guaritrice, riconosciuta come santa e Dottore della Chiesa.

A Venezia, alle spalle di una delle stazioni ferroviarie più trafficate d’Italia, si trova il Giardino Mistico dei Carmelitani Scalzi: uno spazio di quiete e silenzio custodito dalla comunità religiosa dal 1880, anno in cui il convento adiacente — confiscato in epoca napoleonica — tornò alla Chiesa e fu ricostruito.
Per l’edizione di quest’anno della Biennale Arte, il giardino accoglie un progetto artistico internazionale intitolato “The Ear is the Eye of the Soul”, che coinvolge anche artisti come Patti Smith e si estende al complesso sconsacrato di Santa Maria Ausiliatrice a Castello, già interessato l’anno precedente dalla Biennale Architettura e attualmente oggetto di un intervento di restauro.

Il progetto è dedicato a Santa Ildegarda di Bingen (1098-1179), monaca benedettina, badessa, compositrice, scrittrice e guaritrice, riconosciuta come santa e Dottore della Chiesa. Per Ildegarda il suono rappresentava una forma di conoscenza, un legame tra corpo e mondo, tra microcosmo e macrocosmo. La sua opera invita al silenzio e all’ascolto interiore, in contrasto con la frenesia e la dispersione tipiche del tempo presente.

Nel giardino veneziano l’ascolto diventa elemento centrale: compositori, poeti e artisti contribuiscono a una composizione corale, mentre uno strumento speciale traduce in suono l’attività bioelettrica delle piante. A Santa Maria Ausiliatrice, invece, il padiglione si trasforma in uno scriptorium contemporaneo e in un archivio vivente, realizzato in collaborazione con Suor Maura Zátonyi e la St. Hildegard Academy. Nei due luoghi è possibile fermarsi in un clima di raccoglimento, e durante le ore della liturgia monastica vengono diffusi i canti di Ildegarda, eseguiti dalle monache benedettine del convento che oggi occupa il sito del monastero da lei fondato, in registrazioni curate dal Soundwalk Collective.

L’iniziativa è stata accostata a una recente riflessione di papa Leone XIV sul rapporto tra logica algoritmica e arte: mentre la prima tende a riprodurre schemi già consolidati, l’arte apre nuove possibilità di significato. Per questo motivo l’esperienza dei due padiglioni è stata indicata da diversi osservatori come uno degli appuntamenti più significativi della Biennale.

La figura di Ildegarda continua inoltre a essere oggetto di studi e pubblicazioni: tra le uscite recenti figura “Le donne aprono il cielo. Sulle tracce di Ildegarda di Bingen” di Francesca Serra, dedicato al benessere fisico e spirituale attraverso ricette e meditazioni ispirate alla santa. È stata inoltre pubblicata una nuova edizione delle “Visioni”, a cura di Anna Maria Sciacca, in cui ogni visione è introdotta da un elenco dei temi trattati e seguita da un commento sul significato morale e teologico, basato sulle ampie spiegazioni in latino fornite dalla stessa Ildegarda con numerosi riferimenti biblici.

Il mese di maggio, tradizionalmente dedicato alla Madonna, richiama anche la teologia mariana di Ildegarda, che attribuisce a Maria un ruolo centrale come Madre dell’universo, Madre di Dio senza peccato e antidoto al peccato di Eva, partecipe della stessa sostanza divina del Verbo e incarnazione della Verità. Nei suoi scritti Maria è presentata come portatrice di luce e grazia salvifica, immersa in un cerchio di colori simbolici (blu, bianco, oro e rosso) che rappresenta la “materia dorata” del Verbo incarnato. Secoli prima della proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione, Ildegarda compose inni e poesie dedicate a Maria, chiamandola Madre e Matrice, in un percorso che dai giardini e dai fiori conduce l’anima verso la lode e la gioia spirituale, nel segno di una stagione di rinnovamento legata alla figura della Madre di Dio.

Tratto da Acistampa.com