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C’è bisogno di uomini come san Benedetto, che ha cementato l’Europa in un’unità spirituale

Per l’arcivescovo di Spoleto-Norcia, contro le divisioni, l’individualismo e le chiusure occorre un’Europa più unita e generosa.

Nella lettera apostolica, con la quale lo proclama patrono d’Europa, Paolo VI definisce san Benedetto messaggero di pace, realizzatore di unione, maestro di civiltà. L’esperienza di Benedetto è stata quella di comunità di autentici credenti, da cui è scaturita una corrente di umanità. Il card. Ratzinger affermò a Subiaco: “Abbiamo bisogno di uomini come Benedetto da Norcia il quale, in un tempo di dissipazione e di decadenza, si sprofondò nella solitudine più estrema, riuscendo a risalire alla luce e a fondare [una comunità a Montecassino], la città sul monte che, con tante rovine, mise insieme le forze dalle quali si formò un mondo nuovo” (1° aprile 2005).

Il Santo di Norcia ha cementato in Europa quell’unità spirituale, in forza della quale popoli divisi sul piano linguistico, etnico e culturale avvertirono di costituire un unico popolo. Dalla caduta del muro di Berlino, si procede sulla strada della globalizzazione e dell’unificazione virtuale, culturale, economico-finanziaria. Ma la globalizzazione è avvenuta in modo non sintonico con un processo di avvicinamento spirituale. C’è una lontananza umana e spirituale tra popoli pur resi più vicini (ma anche confusi) dalla nuova situazione. L’Europa ha perso e talvolta anche rinnegato le sue radici, che non sono archeologia, ritorno al passato, un muro dietro cui proteggersi, esprimono uomini, donne, comunità fondate in qualcosa di verace. La grande tentazione europea è quella di chiudersi di fronte a un mondo ritenuto troppo grande e invasivo.

La fede cristiana chiama a non vivere per sé stessi: Cristo “è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per sé stessi, ma per colui che è morto e risorto per loro” (2 Cor 5,15). Il messaggio di Cristo si è radicato in tante parti d’Europa grazie ai figli di Benedetto, ma oggi inquieta e giudica la “cultura del vivere per sé” nella quale il nostro Continente sembra sprofondare. La prospettiva non può essere solo l’espansione economica. Vivere solo per sé è frutto di una logica puramente mercantile. Il materialismo pratico, dopo quello marxista, domina tanta parte del costume europeo; il “mercatismo” divora gli spazi del gratuito nella vita sociale.

Così assistiamo alla crisi della comunità, familiare e locale. Anche il giusto perseguimento dei propri interessi ha bisogno di spirito e di generosità. Oggi la cultura del vivere per sé conduce all’egoismo nazionale e locale, all’assenza di visioni. Ma, a forza di vivere per sé, l’uomo muore: si spegne un paese, una comunità, una nazione. E l’Europa rischia il congedo dalla Storia. Ma il mondo ha bisogno dell’Europa, del suo umanesimo, della sua forza ragionevole, della sua capacità di mediazione e di dialogo, delle sue risorse, della sua intraprendenza economica, della sua cultura.

Quale messaggio per il nostro Continente, risuona attuale l’esortazione di san Benedetto: “Soccorrere i poveri, visitare i malati, aiutare chi è colpito da sventura, consolare gli afflitti, nulla anteporre all’amore di Cristo. Adempiere quotidianamente i comandamenti di Dio, amare la castità, non odiare nessuno, non alimentare segrete amarezze, non essere invidiosi, non amare i litigi, evitare vanterie, nell’amore di Cristo pregare per i nemici, ritornare in pace con l’avversario prima del tramonto del sole. E non disperare mai della misericordia di Dio” (Regola, IV).

Mons. Renato Boccardo, arcivescovo di Spoleto-Norcia
L’Azione

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