Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Bolsonaro vuole miniere e pozzi petroliferi nelle aree protette

Il presidente brasiliano ha presentato una proposta di legge per consentire lo sfruttamento delle risorse nelle riserve indigene dell’Amazzonia.

Dieci giorni fa, nel parlamento brasiliano è stata depositata dal presidente Bolsonaro una proposta di legge sulle condizioni per lo sfruttamento delle risorse nelle aree protette delle popolazioni native. Se venisse votata, sarebbe consentita l’attività mineraria, lo sfruttamento di petrolio e gas, la produzione di energia elettrica e la creazione di piantagioni agricole su larga scala nelle riserve indigene da parte di garimpeiros (cercatori d’oro e di pietre preziose), minatori illegali e persone non indigene. La direzione indicata da questa politica è in netto contrasto con la nuova esortazione apostolica postsinodale Querida Amazonia di Papa Francesco.

Come riporta Mondo e Missione, secondo la presidenza questo disegno di legge darebbe attuazione all’articolo 231 della Costituzione del 1988. Sarebbe stata la mancata regolamentazione di tale norma, non realizzata nelle legislazioni precedenti, a causare lo sfruttamento illegale delle risorse. Di conseguenza, per il governo la nuova legge aumenterebbe l’autonomia e la libertà di scelta delle popolazioni indigene, che potranno sfruttare economicamente le loro terre attraverso attività agricole e il turismo, attualmente vietato nelle riserve.

Se da una parte la proposta di Bolsonaro prevede disposizioni per la consultazione delle comunità indigene, dall’altra lega all’approvazione del Congresso lo sviluppo di qualsiasi progetto minerario o di produzione di energia idroelettrica, senza la possibilità per i nativi di porre alcun veto. Per questo, seicento leader indigeni si sono riuniti e hanno definito la proposta di legge un “genocidio, etnocidio ed ecocidio”.

D’altronde, secondo Bolsonaro gli indigeni sarebbero un ostacolo allo sviluppo economico del Brasile perché occupano, con le loro riserve, il 13% del territorio. Inoltre, egli ha detto presentando la proposta di legge: «Subiremo la pressione degli ambientalisti. Queste persone legate all’ambiente se potessi un giorno le confinerei in Amazzonia, dato che a loro piace tanto l’ambiente». Parole denigratorie che mettono in pericolo la foresta amazzonica e le comunità che vi abitano.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print