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Il calo del lavoro minorile nel mondo sta rallentando

Negli ultimi vent’anni i bambini costretti a lavorare sono passati da 245 a 152 milioni, ma gli effetti della pandemia aggraveranno la situazione.

Negli ultimi vent’anni, i minori costretti a lavorare sono sensibilmente diminuiti, ma ultimamente questo calo sta rallentando. Si calcola che tra il 2000 e il 2016 sono passati da 245 milioni a 152 milioni, con una riduzione pari al 38%, e che nel secondo decennio il loro decremento si è fatto sempre più lento. Oggi questo problema è aggravato dalla pandemia da Covid-19, che sta obbligando le famiglie povere in crisi a spingere nel mondo del lavoro i propri figli. Secondo l’Unicef, infatti, ventiquattro milioni di bambini abbandoneranno la scuola a causa del coronavirus.

Come si legge su Rivista Missioni Consolata, secondo l’Organizzazione internazionale del lavoro metà dei lavoratori tra i cinque e i diciassette anni, ovvero circa un minore su venti nel mondo, svolge un’attività pericolosa che ne mette a rischio la salute, la sicurezza e la moralità: lavorare di notte o troppo a lungo; essere esposto ad abusi fisici, psicologici o sessuali; affaticarsi sottoterra, sott’acqua, ad altezze pericolose o in spazi ristretti. Tra le vittime, 88 milioni di maschi e 64 milioni di femmine, ci sono molti bambini: la metà di esse ha dai cinque agli undici anni. I documenti normativi internazionali, tra cui la Convenzione dell’Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, fissano il limite di età per essere ammessi a un impiego a quindici anni, che scende a tredici per i lavori leggeri e sale a diciotto per quelli pericolosi.

Il settore maggiormente interessato è quello dell’agricoltura e dell’allevamento, con il 71% dei minori lavoratori. In generale, più dei due terzi di essi collabora nell’attività di famiglia. I motivi che li costringono a lavorare sono vari: si va dalla sopravvivenza della famiglia dove i genitori non hanno un’occupazione dignitosa alle situazioni in cui i genitori poveri ripagano un debito con il lavoro dei propri figli, dalla convinzione che solo un mestiere aiuti a formare il carattere e sviluppare le proprie abilità allo sfruttamento della vulnerabilità. Inoltre, c’è il lavoro forzato: nel 2017, su quasi venticinque milioni di schiavi moderni più di quattro milioni avevano meno di diciotto anni.

I luoghi in cui più bambini e adolescenti sono costretti a lavorare sono l’Africa (72 milioni) e la regione dell’Asia Pacifico, ovvero l’insieme delle nazioni asiatiche e oceaniane bagnate dall’Oceano Pacifico (62 milioni). Vengono poi le Americhe (11 milioni), l’Europa e l’Asia centrale (6 milioni) e gli stati arabi (1 milione). Il continente africano è al primo posto anche per quanto riguarda la percentuale di minori lavoratori, ovvero quasi il 20%, mentre nell’Asia Pacifico la quota è del 7%. Inoltre, esso sta addirittura vedendo un aumento del lavoro minorile, in controtendenza rispetto alle altre zone del mondo.

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