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Un cammino di speranza per l’Africa

L’ugandese Owiny Hakim sta percorrendo duemila chilometri per risvegliare la coscienza e il senso di responsabilità dei giovani africani.

Il 1° giugno Owiny Hakim si è messo in cammino dal suo paese, l’Uganda, per percorrere gli oltre duemila chilometri fino ad Addis Abeba, capitale dell’Etiopia. A 33 anni, con zaino e due bastoni da passeggio, ha deciso di intraprendere un viaggio di settantacinque giorni per risvegliare la coscienza e il senso di responsabilità dei giovani africani e far conoscere loro gli obiettivi dell’Agenda 2063 dell’Unione Africana.

Come raccontato da Nigrizia, Owiny sta incontrando lungo il suo percorso studenti, membri delle comunità ed esponenti della società civile per scambiare idee e progetti sul futuro. «Il cambiamento del nostro ambiente comincia da noi, dalle scelte che facciamo a livello personale. Ogni singola persona ha questa responsabilità e se davvero vogliamo cambiare il futuro dell’Africa e dei suoi giovani, allora dobbiamo cominciare da noi».

E lo fa senza sponsor, ma grazie ad amici e sostenitori che credono in lui e alla delle persone che incontra. Per questo, non è sempre ben visto dalle autorità. A Malaba, al confine occidentale tra Uganda e Kenya, la polizia di frontiera gli ha dato non poco filo da torcere e lo stesso è accaduto quando è riuscito a passare dall’altra parte. Non aiutano nemmeno i visti sul suo passaporto: India, Germania, Hong Kong e anche Italia. Nel 2012 è stato a Rimini invitato dalla Comunità di San Patrignano dopo che aveva collaborato a un progetto sui bambini soldato.

Ma lui continua con i suoi gesti simbolici, raccontandoli sul blog Youth driving change. Ad esempio, nelle scuole nomina uno o più studenti ambasciatori dell’Agenda 2063 dell’Unione africana. «In questo modo – spiega – i ragazzi avranno la responsabilità di condividere i sette punti del documento, comprenderli e dare il loro singolo contributo affinché tali aspettative vengano raggiunte».

L’Africa è piena di opportunità che potrebbero produrre cambiamenti positivi per tutti, anche realizzabili nel giro di pochi decenni. Certo, questa visione è utopica se si considerano le condizioni di milioni di persone che vivono ai margini. Secondo la Banca Mondiale, nell’Africa sub-sahariana ci sono almeno 413 milioni di persone che vivono con meno di due dollari al giorno. Ma Owiny ribadisce con il suo gesto l’importanza di condividere con i giovani gli obiettivi dell’Agenda 2063. «Se i ragazzi e le ragazze si sviluppano come individui, allora potranno creare una famiglia e quindi una società di valore».

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