Cannes 2026: due film raccontano sacerdoti che resistono alla guerra

Epoche diverse stesse atrocità…un sacerdote che rischia tutto per difendere la vita umana e la dignità dei morti.

Due epoche diverse, due conflitti, le stesse atrocità. Il Festival di Cannes ospita quest’anno due opere di particolare interesse per il mondo religioso, accomunate dalla figura di un sacerdote che rischia tutto per difendere la vita umana e la dignità dei morti.

Un eroe cattolico nella Francia di Vichy

Nella sezione Cannes Première, La troisième nuit vede Daniel Auteuil nei panni di padre Alexandre Glasberg, sacerdote cattolico di origini ebraico-ucraine. Il film ricostruisce la notte del 26 agosto 1942, quando il religioso salvò 108 bambini ebrei dal campo di Vénissieux, vicino Lione, destinati alla deportazione nazista. Operando all’interno della commissione che decideva chi potesse restare in Francia, padre Glasberg ricorse a ogni mezzo disponibile — inclusa la falsificazione di documenti — e convinse molte famiglie a firmare atti di affidamento dei figli alla Chiesa, poiché i minori non accompagnati avevano diritto a non essere deportati.
Il film restituisce il ritratto di un uomo che antepone la giustizia alla legge, agendo nella tradizione della resistenza cristiana incarnata dall’Amitié chrétienne. Glasberg, che dopo la guerra contribuì all’emigrazione di ebrei verso Israele, fu insignito postumamente della medaglia dei Giusti tra le Nazioni nel 2004.

Un prete ortodosso nell’Ucraina occupata

Tra le Proiezioni Speciali figura invece Vesna, opera prima del regista lituano Rostislav Kirpičenko, ambientata nell’Ucraina occupata. Protagonista è Andriy, sacerdote ortodosso trentacinquenne impegnato nel recupero dei corpi di civili ucraini dalle fosse comuni, per restituirli alle famiglie e garantire loro una sepoltura dignitosa. La sua chiesa diventa un obitorio clandestino: celebrare un funerale si trasforma in atto di resistenza umana e spirituale.

La critica francese ha accostato questa figura al sacerdote interpretato da Aldo Fabrizi in Roma città aperta, capolavoro del Neorealismo italiano. Il titolo Vesna — antica parola slava per “primavera” — rimanda alla speranza che resiste anche nel buio più fitto.
Entrambe le opere ricordano come la testimonianza religiosa, in ogni epoca, possa farsi scudo contro la barbarie.

Tratto da Avvenire.it