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La messa non è una pizza che viene consegnata a domicilio

Nell’assemblea delle Conferenze Episcopali europee si è riflettuto sulla riduzione della partecipazione alle celebrazioni e sulla liturgia on line.

«Se il lungo digiuno eucaristico ha fatto perdere l’abitudine della Messa domenicale, urge una nuova evangelizzazione per far scoprire ai cristiani che l’Eucaristia non è solo l’alimento spirituale per il nostro cammino, ma la nostra testimonianza gioiosa dell’incontro col Risorto, che ci dà lo Spirito di vita e di coraggio nella prova.»

Lo ha detto il cardinale Marc Ouellet, prefetto della Congregazione per i Vescovi, nel saluto di apertura all’annuale assemblea plenaria del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa che si è tenuta il 25 e 26 settembre 2020, prevista a Praga ma realizzata online a causa delle restrizioni contro la diffusione del Covid-19. Il suo spunto di riflessione è partito dalla constatazione che con i periodi di quarantena e le successive nuove condizioni di relativa normalità si è ulteriormente ridotta la partecipazione alle celebrazioni liturgiche, ma con una parallela intensificazione della preghiera personale.

Ragionando sul tema scelto per l’assemblea, “La Chiesa in Europa dopo la pandemia. Prospettive per il creato e per le comunità”, egli ha affermato che questo deve spronare vescovi e sacerdoti a rimboccarsi le maniche per inventare un futuro migliore con realismo, umiltà e fiducia, anche perché l’interruzione delle abituali attività della vita sociale ha aperto una via alla vita interiore e alla creatività, nonché favorito una riflessione più profonda sul senso della vita e della morte. Nel suo intervento, il reverendo Pavel Ambros sj ha ampliato il discorso riflettendo sull’attuale difficoltà di riunirsi in chiesa e sulle messe online. La liturgia virtuale risulta parziale perché manca della corporeità nella sua parte più essenziale che riguarda il pane e il vino e del significato di riunirsi in assemblea, perché l’eucaristia è soprattutto il frutto dell’incontro del popolo di Dio con il Signore risorto in mezzo all’ecclesia radunata. Il rev. Ambros ha poi detto:

«La condivisione delle informazioni oggi è talmente facile, che non siamo capaci di immaginare il loro impatto sulla vita umana […]. Ciò è ben illustrato dal nostro racconto su quello che ci accade, quando limitiamo la liturgia solamente ad una “cosa”, trasmessa attraverso lo schermo (la realtà virtuale). Non ci accorgiamo nemmeno quello che stiamo perdendo, in primo luogo, se l’evento liturgico viene privato della sua insostituibile integrità, e, in secondo luogo, se non ci preoccupiamo più della perdita della percezione della vicinanza personale. […] Se le persone si abituano alla consegna a domicilio, adatteranno mentalmente questo modello ai “servizi” religiosi per soddisfare i propri bisogni. È come comprare una pizza e portarla a casa […]. Potrebbe facilmente accadere che le persone vogliano che un prete consacri l’ostia per il loro uso domestico. […] Laddove la comunità dei credenti facilmente trovi la giustificazione per non doversi riunire per presentare il sacrificio di Cristo in mezzo a noi, si va perdendo quello da cui la Chiesa è costituita.»

Nel messaggio finale dell’assemblea della CCEE, i trentacinque presidenti delle Conferenze Episcopali nazionali richiamano alla coscienza personale e collettiva alcuni atteggiamenti di ordine spirituale ed etico. Tra questi, la fiducia riscoperta, senza la quale non è possibile guardare al domani. Se l’Eucaristia è la fonte della fiducia e dell’ansia apostolica e missionaria che ci invita a uscire, ad andare fuori verso tutti per scoprire ogni giorno Cristo presente in mezzo a noi, «la mancanza dell’Eucaristia nel tempo passato è un richiamo al ritorno alla piena comunione nell’assemblea liturgica di oggi».

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