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La cura delle relazioni passa anche attraverso il vaccino

La presidenza della CEI invita a immunizzarsi contro il Covid-19 nella lettera inviata ai vescovi per il nuovo anno pastorale.

«Nella cura della relazione pastorale non deve mai mancare l’attenzione massima alle persone che s’incontrano e che s’intende servire come operatori. Tale attenzione diventa gesto di amore anche attraverso la scelta di vaccinarsi.»

Richiamando le parole di Papa Francesco, che nel videomessaggio ai popoli dell’America Latina del 18 agosto scorso aveva affermato che vaccinarsi e contribuire a far sì che la maggior parte della gente si vaccini è un atto di amore per sé stessi e per gli altri, la presidenza della CEI invita a immunizzarsi contro il Covid-19. Lo fa nella lettera inviata a tutti i vescovi all’inizio del nuovo anno pastorale, intitolata “Curare le relazioni al tempo della ripresa”, nella quale ricorda che non può esserci azione pastorale della Chiesa senza la cura delle relazioni.

La campagna vaccinale in corso sta permettendo di far tornare ciò che era ordinario, comunque sempre nel rispetto delle ormai note condizioni di sicurezza. Le relazioni mediate dal digitale (le messe in streaming, i social media, gli incontri online) possono essere ancora utili nell’ottica di una prossimità allargata, ma ora è tempo di tornare al contatto umano ed emotivo, necessario a costruire rapporti fraterni ed evangelici. La normativa attuale non prevede l’obbligo vaccinale né richiede la certificazione verde per partecipare alle celebrazioni o alle attività pastorali come le catechesi, le quali però possono esporre al rischio di contagio.

Per mitigare la trasmissione del coronavirus, specialmente nelle sue varianti, la CEI chiede che la cura delle relazioni passi anche attraverso il vaccino dei ministri della comunione eucaristica, dei catechisti e degli educatori, dei coristi e dei cantori, dei volontari nelle attività ricreative e caritative. Esorta anche le conferenze episcopali regionali e ciascun vescovo a invitare alla vaccinazione tutti i fedeli e gli operatori pastorali coinvolti nelle attività caratterizzate da un maggiore rischio di contagio.

Come si legge su Avvenire, il vescovo della diocesi cattolica di Plymouth, Mark O’Toole, ha esortato gli inglesi dicendo: «Siate super diffusori della Parola di Dio, non del virus». In Germania, dalla metà di agosto per entrare nelle chiese cattoliche occorre rispettare la regola delle tre G: Genesene, Getestet oder Geimpft, ovvero guarito, testato o vaccinato. La Conferenza episcopale statunitense ha rassicurato i fedeli sulla liceità morale di farsi iniettare un preparato in qualche modo connesso a cellule derivate dall’aborto, perché il legame tra un’interruzione della gravidanza avvenuta decenni fa e la somministrazione di un vaccino prodotto oggi è remoto.

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