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La Chiesa non dispone del potere di benedire le unioni omosessuali

Lo ha affermato la Congregazione per la Dottrina della Fede rispondendo a un dubium che gli è stato presentato.

La Chiesa dispone del potere di impartire la benedizione a unioni di persone dello stesso sesso? La Congregazione per la Dottrina della Fede, rispondendo a un dubium che gli è stato presentato, afferma di no. Oggi, da alcuni ambiti ecclesiali emergono proposte per andare oltre questa limitazione, spesso motivate da una sincera volontà di accoglienza e di accompagnamento in un cammino di fede. Il responso nasce dal fatto che la benedizione appartiene ai sacramentali, azioni liturgiche che non conferiscono la grazia dello Spirito Santo alla maniera dei sacramenti, ma che dispongono i fedeli a ricevere l’effetto principale dei sacramenti e santificano le varie situazioni della vita.

Di conseguenza, ciò che viene benedetto deve essere ordinato a ricevere ed esprimere la grazia in funzione dei disegni di Dio iscritti nella Creazione e rivelati da Cristo. Le relazioni, anche stabili, che implicano una prassi sessuale fuori dall’unione indissolubile di un uomo e una donna aperta alla trasmissione della vita non rientrano tra essi, nonostante la presenza di elementi positivi da apprezzare e valorizzare. Inoltre, poiché le benedizioni sulle persone sono in relazione con i sacramenti, quella delle unioni omosessuali non può essere considerata lecita, in quanto costituirebbe una sorta di imitazione con la benedizione nuziale.

Questa condizione di illiceità non va intesa come un’ingiusta discriminazione, ma come un rispetto dell’essenza profonda dei sacramentali così come la Chiesa li intende. La comunità cristiana e i pastori sono chiamati ad accogliere sempre con rispetto e delicatezza i fedeli con inclinazione omosessuale, i quali sono esortati ad accettare con sincera disponibilità gli insegnamenti ecclesiali. La risposta al dubium proposto non esclude assolutamente che vengano impartite benedizioni alle singole persone omosessuali che manifestino la volontà di vivere in fedeltà ai disegni rivelati di Dio, visto che il Signore stesso non smette di benedire ciascuno dei suoi figli, anche se peccatori.

Come si legge nell’articolo di commento del responsum, alla cui pubblicazione ha dato il suo assenso Papa Francesco, il giudizio negativo da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede è centrato sulla fondamentale e decisiva distinzione tra le persone e l’unione. Di conseguenza, esso non riguarda i singoli individui. Riassumendo, i motivi sono tre: la verità e il valore delle benedizioni; l’ordine dato dai disegni divini che rende atti a ricevere il dono; l’errore di assimilare la benedizione delle unioni di persone dello stesso sesso a quelle matrimoniali. Anche nel commento si ribadisce che queste dichiarazioni non pregiudicano in alcun modo la considerazione umana e cristiana in cui la Chiesa tiene ogni uomo e ogni donna.

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