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In Cina si intensifica il controllo sulle chiese

Accanto alla repressione dei vescovi non ufficiali, nuove misure governative irreggimenteranno l’economia dei luoghi di culto.

In Cina si sta intensificando ancora una volta la repressione del regime nei confronti della Chiesa cattolica non ufficiale, ovvero quella riconosciuta dal Vaticano ma non da Pechino, e dei gruppi religiosi in generale. Prima delle festività pasquali, come si legge su AsiaNews, le autorità hanno sequestrato mons. Shao Zhumin, vescovo di Wenzhou, probabilmente per impedirgli di celebrare le funzioni della Settimana santa. Non è la prima volta che viene fatto sparire, anche per mesi, e già a novembre era stato arrestato per qualche giorno. In questi momenti, il prelato viene sottoposto al lavaggio del cervello per farlo aderire alla Chiesa ufficiale controllata dal Partito comunista cinese e accettare l’autorità dell’Associazione patriottica cattolica.

L’Accordo sino-vaticano sulla nomina dei vescovi, firmato nel 2018 e rinnovato nel 2020, non ha dunque fermato le persecuzioni nei loro confronti, soprattutto verso quelli non ufficiali. Quest’anno, già a gennaio erano stato sequestrati più di dieci religiosi della diocesi di Xuanhua, tra cui il vescovo Agostino Cui Tai. Questi era agli arresti domiciliari da oltre un decennio ed è stato torturato forse perché nella comunità vi sono proprietà ecclesiali che vengono intestate a persone fisiche, in questo caso l’ordinario, per poi magari passare in eredità ad altre e sfuggire ai controlli. Questa pratica, infatti, verrà resa illegale.

Sempre stando ad AsiaNews, dal primo giugno entreranno in vigore nuove misure di controllo della gestione finanziaria dei luoghi di culto, volute dal ministero cinese delle Finanze e dall’Amministrazione statale degli affari religiosi. I ricavi, le donazioni sia in patria che dall’estero e le spese dovranno sottostare a norme che indirizzeranno le risorse verso le attività approvate e indicate dal Partito, non necessariamente verso quelle ritenute necessarie dal vescovo o dai fedeli. In questo modo, il prestito di aule e cappelle a gruppi non ufficiali, fatto spesso dalle chiese cattoliche ufficiali, diventerà impossibile.

Curiosa è l’indicazione secondo cui le cassette delle offerte devono essere aperte da tre persone, che hanno il compito di registrarne subito il contenuto. In generale, il provvedimento assimila in sostanza i gruppi religiosi alle Ong, il cui budget è sottomesso al governo (quindi non sono per nulla “non governative”). Si rafforza così il processo di sinicizzazione delle fedi voluto dal regime cinese, lanciato ufficialmente nel 2015. Tra le misure c’è anche quella, avviata il primo marzo, secondo cui non è più possibile svolgere attività religiose online senza aver prima ottenuto l’autorizzazione governativa.

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