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Come mai centinaia di chiese appartengono allo Stato italiano

Il Fondo edifici di culto del Ministero dell’Interno ne gestisce 839, anche di notevole importanza storico-artistica.

Forse non tutti sanno che centinaia di chiese sparse sul territorio italiano, anche molto note, appartengono non alla Chiesa, ma allo Stato. Ottocentotrentanove di esse, infatti, sono di proprietà del Fondo edifici di culto, gestito dal Ministero dell’Interno. Questo ente pubblico è stato istituito nel 1985 come attuazione di alcuni aspetti dell’Accordo tra lo Stato italiano e la Santa Sede firmato l’anno precedente (quello che ha modificato il Concordato lateranense del 1929), che gli ha fatto ereditare i patrimoni del Fondo per il culto, del Fondo di beneficenza e religione nella città di Roma e di altre aziende speciali di culto.

Queste preesistenti organizzazioni possedevano i beni e le rendite appartenuti agli ordini religiosi e agli enti ecclesiastici secolari di carattere collegiale che erano stati soppressi dal Regno d’Italia, in particolare con le leggi del 1866 e 1867. Il patrimonio confiscato – tra cui le chiese di conventi e monasteri, quelle collegiate e ricettizie, abbazie e priorati, cappellanie ecclesiastiche e laicali – entrò così a far parte del demanio. Ora, il Fondo edifici di culto si occupa della conservazione, del restauro, della tutela e della valorizzazione delle sue proprietà, che comprendono chiese di notevole importanza storica e artistica, di norma concesse in uso all’autorità ecclesiastica per l’ufficiatura e le attività pastorali, e gli oggetti e le opere d’arte in esse conservati.

Tra le chiese del Nord e Centro Italia si possono citare quelle delle abbazie di Praglia (provincia di Padova), Vallombrosa (provincia di Firenze) e Farfa (provincia di Rieti), la basilica santuario di San Domenico Maggiore a Bologna, Santa Croce e Santa Maria Novella a Firenze. Solo a Roma si contano una settantina di edifici di culto, tra cui Santa Maria in Ara Coeli, Santa Maria del Popolo, Santa Maria sopra Minerva, Sant’Ignazio di Loyola. Passando al Sud, ce ne sono più di quaranta a Napoli, come San Domenico Maggiore e San Gregorio Armeno, e ben duecentosettanta in Sicilia, tra cui Santa Maria dell’Ammiraglio e la Martorana a Palermo. In questi luoghi si conservano inoltre capolavori artistici di Giotto, Donatello, Masaccio, Pinturicchio, Michelangelo, Tiziano, Caravaggio, Guido Reni, Gian Lorenzo Bernini e tanti altri.

Al Fondo appartengono anche aree archeologiche, come le case romane sottostanti la basilica dei Santi Giovanni e Paolo o quella di Santa Pudenziana a Roma; aree museali, tra le quali il Museo dell’Opera di Santa Chiara e il Museo diocesano presso il complesso monumentale Donnaregina a Napoli o la Cappella palatina e il Museo della chiesa di Santa Caterina d’Alessandria a Palermo; una biblioteca con centinaia di libri antichi a stampa; un archivio storico; le riserve naturali della Foresta di Tarvisio (provincia di Udine) e del Quarto di Santa Chiara (provincia di Chieti).

Luca Frildini

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