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Com’e nata la prima nazionale di calcio al mondo di suore e religiose

Il Sister football team è una squadra intercongregazionale che oggi conta diciotto giocatrici da tutta Italia.

Durante i mesi in cui la pandemia ci obbligava a rimanere chiusi in casa, a Moreno Buccianti, ex calciatore e fondatore nel 2005 della Seleçao dei sacerdoti, è venuto in mente di creare un’altra squadra di calcio, ma questa volta formata unicamente da suore e religiose. Si era ricordato di un incontro su un campo di Ostia, avvenuto undici anni fa, con suor Daniela Cancilia, che l’aveva impressionato per la sua capacità di palleggio. Così, è nata l’idea del Sister football team. Come racconta Avvenire, proprio suor Daniela e suor Ornella Maggioni hanno poi passato tre mesi a cercare giocatrici da aggregare alla prima nazionale al mondo di questo genere, vista come un’opportunità per creare dei momenti di incontro tra suore e religiose di tutta Italia.

Buccianti, forte dell’esperienza di cinquecento partite di beneficenza e progetti solidali anche internazionali con la Nazionale sacerdoti, è il loro allenatore e a giugno ha preparato il debutto, sostenuto dalla S.S. Lazio, club di serie A, che ha messo a disposizione le maglie. Accolta dall’associazione romana So.Spe. Solidarietà e Speranza di suor Paola D’Auria, tifosissima della Lazio (tanto da apparire per anni nella trasmissione televisiva “Quelli che il calcio”), la squadra si è confrontata con una formazione di madri e vittime di violenza ospiti della casa di accoglienza. Per il Sister football team sono scese in campo le sorelle Daniela Cancilla (Gubbio), Livia Angelilli, Celeste Berardi, Emilia Jitaru, Regina Muscat, Marta Ronzani, Corneli Magbici e Marianna Segneri (Roma), Annika Fabbian (Vicenza), Francesca Avanzo e Gilberta Ugeito (San Giovanni Valdarno), Silvia Carboni (Cagliari).

Nel loro secondo raduno per il quadrangolare “Un pallone, un sorriso”, organizzato in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne dello scorso 25 novembre, le convocate sono anche aumentate. Al PalaDesio, palazzetto in provincia di Monza e della Brianza, le religiose hanno affrontato in partite di calcio a cinque una formazione di artiste della tv, una selezione femminile del Vaticano e la squadra delle ragazze della Nazionale italiana di ginnastica ritmica. Oggi il Sister football team conta diciotto giocatrici, quasi tutte occupate nell’insegnamento, ma altre religiose stanno cercando di ottenere il benestare dalle rispettive madri superiori per poter essere convocate nel progetto intercongregazionale. Suor Annika Fabbian, che vanta trascorsi nel calcio a cinque, dice:

«Madri superiori illuminate […] hanno compreso che noi come gli apostoli non lasciamo il nostro lavoro per seguire Gesù, ma semplicemente continuiamo a farlo in un’altra maniera. Essere suore, e anche calciatrici in maglietta e calzoncini, vuol dire non rinnegare noi stesse: dietro l’abito si rimane sempre donne con le proprie passioni e la nostra consacrazione non viene mai meno se usiamo il calcio come strumento per aprire un dialogo con il mondo e abbattere quei muri pregiudiziali che spesso lo limitano».

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