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XXXIII domenica

Tempo ordinario, Anno C

In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta». Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». […]

Dov’è la buona notizia su Dio e sull’uomo in questo Vangelo di catastrofi, in questo balenare di spade e di pianeti che cadono? Se ascoltiamo con attenzione, ci accorgiamo però di un ritmo profondo: ad ogni immagine della fine si sovrappone il germoglio della speranza. Lc 21,9: quando sentirete parlare di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, non è la fine; ai vv.16-17: sarete imprigionati, traditi, uccideranno alcuni, sarete odiati, ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto; e ancora ai vv.25-28: vi saranno segni nel sole, nella luna, nelle stelle, e sulla terra angoscia e paura: ma voi risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina.

Ad ogni descrizione di dolore, segue un punto di rottura, dove tutto cambia, un tornante che apre l’orizzonte, la breccia della speranza: non vi spaventate, non è la fine; neanche un capello…; risollevatevi…. Al di là di profeti ingannatori, al di là di guerre e tradimenti, anche quando l’odio dovesse dilagare dovunque, ecco quella espressione struggente: Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto; raddoppiata da Matteo 10,30: i capelli del vostro capo sono tutti contati, non abbiate paura. Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra. Non c’è nessuna cosa che sia eterna. Ma l’uomo sì, è eterno.

Si spegneranno le stelle prima che tu ti spenga. Saranno distrutte le pietre, ma tu ancora sarai al sicuro nel palmo della mano di Dio. Non resterà pietra su pietra delle nostre magnifiche costruzioni, ma l’uomo resterà, frammento su frammento, e nemmeno un capello andrà perduto; l’uomo resterà, nella sua interezza, dettaglio su dettaglio. Perché Dio come un innamorato ha cura di ogni dettaglio del suo amato. Ciò che deve restare scolpito nel cuore è l’ultima riga del Vangelo: risollevatevi, alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina. In piedi, a testa alta, occhi liberi e luminosi: così vede noi discepoli il Vangelo.

Sollevate il capo, guardate oltre: la realtà non è solo questo che si vede, viene un Liberatore, esperto di vita. Il Signore che è «delle cose l’attesa e il gemito, che viene e vive nel cuore dell’uomo» (Turoldo), sta alla porta, è qui, con le mani impigliate nel folto della vita, porta luce nel cuore dell’universo, porta il dono del coraggio, che è la virtù degli inizi e del primo passo; porta il dono della pazienza, che è la virtù di vivere l’incompiuto in noi e nel mondo. Cadono molti punti di riferimento, nel mondo, ma si annunciano anche sentori di primavera. Questo mondo porta un altro mondo nel grembo. Ogni giorno c’è un mondo che muore, ma ogni giorno c’è anche un mondo che nasce.

Letture: Malachia 3,19-20; Salmo 97; 2 Tessalonicesi 3,7-12; Luca 21,5-19

Ermes Ronchi
Avvenire

 

Per la comprensione del brano di questa domenica del vangelo di Luca, capitolo 21, versetti da 5 a 19, bisogna rifarsi alla storia di Israele e risalire a ben sette secoli prima quando Sennacherib, il temibile re di Assiria, dopo aver devastato ben 46 città, cinse d’assedio pure Gerusalemme. Ebbene, la notte, l’ultima notte, la notte della paura per gli abitanti di Gerusalemme, quando pensavano che ormai il giorno dopo per loro sarebbe stato la fine, questa notte portò una grande sorpresa. Al mattino non c’erano più gli occupanti, non c’erano più gli invasori; Sennacherib aveva tolto le tende. Questo venne interpretato nel II Libro dei Re, al capitolo 19, versetto 35, come un’azione dell’angelo del Signore che colpì ben 185.000 dei guerrieri di Sennacherib. Questo fatto aveva dato luogo alla certezza, alla speranza che nel momento di maggior pericolo per Gerusalemme Dio sarebbe intervenuto.

E veniva cantato in un salmo, il salmo 46, versetto 6, dove si dice “Dio è in mezzo ad essa, non potrà vacillare”: quindi quando Gerusalemme si trova nel momento di massimo pericolo Dio interviene. Questo fa comprendere allora la domanda degli ascoltatori, probabilmente i discepoli, alle azioni di Gesù, quando – scrive l’evangelista – “Mentre alcuni parlavano del tempio che era ornato di belle pietre e di doni votivi”. Il tempio di Gerusalemme, iniziato da Erode il Grande, era una delle magnificenze dell’epoca, uno splendore di ricchezze e di lusso. Era uno dei posti sacri più belli dell’antichità. Ebbene, Gesù annunzia che «Verranno giorni nei quali di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta». E’ quello che avverrà infatti con l’assedio dei romani nel 70, quando letteralmente scalzeranno le mura che componevano il tempio, le demoliranno fin sotto.

Ebbene, di fonte a questo annunzio, gli ascoltatori, i discepoli, non solo non si spaventano, ma sembrano quasi eccitati. «Gli domandarono: Maestro, quando accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Ecco, loro pensano, come era tradizione di Israele, che nel momento di massimo pericolo Dio sarebbe intervenuto. Quindi sperano in un intervento divino che impedisca questa catastrofe. La reazione degli ascoltatori non denota spavento, ma interesse. Ebbene, Gesù in maniera imperativa dice: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome …» – cioè usurpando la sua persona – «.. dicendo “Io sono”», che è il nome divino, quindi rivendicando di portare il messaggio divino. «Oppure “Il tempo” …»” – per “tempo”, l’evangelista adopera il termine kairós che, a differenza di chrónos che indica il tempo del calendario, significa un tempo propizio, un tempo opportuno, l’occasione; potremmo tradurre – «… l’occasione è vicina». Gesù è molto chiaro, «Non andate dietro a loro!».

Gesù invita a non porre nessuna speranza in un intervento straordinario da parte di Dio, un intervento che impedisca la catastrofe. Ma, afferma Gesù, «Quando sentirete parlare di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono» – questo termine indica la volontà divina – «avvenire queste cose, ma non è subito la fine». Cioè, l’inaugurazione del regno di Dio è un susseguirsi di tappe di liberazione nella storia, ma la caduta di Gerusalemme e del suo tempio, non significa che arrivi subito l’inizio del regno di Dio. E’ una delle tappe che prepareranno la realizzazione di questo regno nella storia. E poi Gesù, adoperando il linguaggio tipico dei profeti con i quali preannunciavano i grandi cambiamenti o sconvolgimenti sociali, dice che «Si solleverà nazione contro nazione, regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, …», sono tutte immagini. Il terremoto cosa indica? Indica la violenza e la rapidità di una invasione.

«… Carestie e pestilenze» – le conseguenze inevitabili di queste invasioni – «Vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo», non “nel cielo”, ma “dal cielo”, cioè dalla sfera divina. Ed ecco l’annunzio che Gesù dà a questi discepoli galvanizzati da questa prospettiva di un intervento divino a salvezza di Gerusalemme, che Gesù smentisce, «Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi», e Gesù presenta i tre valori sacri – Dio, patria e famiglia – che si vedono minacciati da Gesù e dal suo messaggio. Sono i tre valori che si basano sul potere. L’istituzione religiosa, che adopera Dio per dominare le persone, la nazione dove il re e i potenti dominano le persone e la famiglia dove il maschio era il capo indiscusso dei suoi familiari. Sono i tre ambiti dove si esercita il potere, l’uno si fa scudo e si difende con l’aiuto dell’altro, che si vedono minacciati da quest’amore-servizio proposto da Gesù.

Allora, dice Gesù, «Prima di questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni» – quindi la persecuzione per motivi religiosi – «trascinandovi davanti a re e governatori» – la persecuzione per motivi civili, e tutto questo – «a causa del mio nome», a causa dell’adesione a Gesù e al suo messaggio. Ma tutto questo sarà occasione per dare testimonianza e si vedrà che questi difensori di questi valori sacri sono, in realtà, i nemici degli uomini. Ecco perché Gesù a Dio, patria e famiglia, proporrà di sostituire a Dio, nome comune di tutte le religioni, il Padre. Mentre in nome di Dio si può togliere la vita alle persone, in nome del Padre si può soltanto dare la propria. Alla patria Gesù sostituirà il regno di Dio, non limiti e confini, ma un amore universale. E la famiglia di Gesù non sarà quella contraddistinta dai vincoli del sangue, legata dai vincoli di sangue, ma dalla condivisione di un ideale, l’amore.

E quindi questa persecuzione che si scatena dimostrerà che i difensori di questi falsi valori sono nemici dell’umanità. E Gesù annunzia «Non preparate prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza», perché, quando si vive in sintonia con Gesù per il bene dell’uomo, si vive la sua stessa vita, si assorbe il suo stesso linguaggio, questo che emana dalla vita del credente. «Cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere». L’evangelista adopera i termini che poi adopererà nella seconda parte di questo vangelo, negli Atti degli Apostoli, per l’annunzio del primo martire cristiano, Stefano, i cui avversari non potevano resistere né controbattere alle sue affermazioni e Stefano verrà accusato di aver parlato contro il tempio e contro la legge. Chi tocca questi valori sacri muore. Quindi il messaggio universale del regno di Dio, che annulla il privilegio di Israele, il suo sogno di potere, di predominio, scatena una reazione tremenda contro i seguaci di Gesù, al punto che, conclude Gesù «Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi;».

L’evangelista qui si richiama a una legge prevista nel libro del Deuteronomio, capitolo 13, dove, in caso di idolatria, si è autorizzati, anzi benedetti, ad uccidere persino i propri familiari. L’adesione a Gesù significherà, agli occhi della società di Israele un tal sovvertimento dei valori, un crimine così grande da essere paragonato all’idolatria che riesce ad annullare persino i legami più stretti. Quindi l’adesione al messaggio di Gesù viene considerata come una idolatria, e per questo si può ammazzare la persona, anche il proprio familiare. Ed ecco l’assicurazione di Gesù – tutto questo non è un messaggio di angoscia, ma di speranza, di fronte alle inevitabili persecuzioni che vivere con Gesù e come Gesù comporterà nella vita comunità di credenti, «Ma nemmeno un capello» – il capello è la parte minima che una persona ha sul capo – «andrà perduto», perché, conclude Gesù, «Con la vostra perseveranza», – con la vostra fedeltà a questo messaggio della buona notizia – «salverete la vostra vita».

Il termine adoperato per vita è yuc», che indica la vita vera, quella che è capace di resistere alla morte. Anche se ci saranno le persecuzioni, anche se vi toglieranno la vita fisica, la vostra vita, quella vera, la realtà profonda, questa continuerà per sempre. Che non sia un messaggio di paura, di angoscia, ma di speranza, lo si vede poi continuando il brano al versetto 28, quando Gesù dice: “E quando cominceranno ad accadere queste cose alzatevi e levate il capo perché la vostra liberazione è vicina”. Quindi tutte queste persecuzioni, tutto questo male che vi si rivolta contro è una denuncia che quanti lo fanno sono i nemici dell’umanità ed è una conferma che voi siete, con Gesù, a favore degli uomini.

p. Alberto Maggi
Il dialogo

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