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Il commercio globale di armi è in calo, ma nasconde grandi aumenti territoriali

Gli armamenti vanno soprattutto in India, Arabia Saudita, Egitto, Australia e Cina, mentre Usa, Francia e Italia incrementano le esportazioni.

Il mercato globale delle armi è diminuito tra il 2017 e il 2021 del 4,6% rispetto al quinquennio precedente, ma questo dato nasconde grandi differenze. In Europa, infatti, c’è stato un aumento delle importazioni del 19%, volute quindi ben prima dell’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina. Le nazioni che si sono rifornite maggiormente di armamenti sono state la Norvegia (+343%), i Paesi Bassi (+116%) e il Regno Unito (+74%). Lo afferma l’ultimo rapporto dell’Istituto internazionale di ricerche sulla pace di Stoccolma (Sipri), analizzato da Nigrizia.

L’ente prevede che nel prossimo decennio anche altri stati europei sceglieranno di incrementare significativamente le importazioni di armi, visto che sono in corso cospicui ordini, in particolare di aerei da combattimento degli Stati Uniti, che hanno fortemente aumentato le loro esportazioni militari. Questa strada è stata percorsa anche da Francia e Italia, la quale ha inviato all’estero il 16% in più di armamenti. Questi sono andati per quasi i due terzi in Medio Oriente e per circa un quarto in Egitto (corrispondente a due fregate).

Allo stesso tempo, le esportazioni da Cina, Russia e Germania sono calate, anche molto sensibilmente: lo stato russo ha avuto un crollo del 26%. Attualmente, la quota principale del mercato mondiale delle armi è degli Usa (39%), seguiti da Russia (19%), Francia (11%), Cina (4,6%) e Germania (4,5%) e Italia (3,1%), che insieme superano i quattro quinti della produzione militare globale. I primi importatori di sistemi armati sono l’India, l’Arabia Saudita, l’Egitto (addirittura +73% nel periodo considerato), l’Australia e la Cina. La zona asiatico- oceaniano rappresenta il 43% degli acquisti, quella mediorientale il 32% e quella europea il 13%. Invece in Africa, rifornita per quasi la metà delle richieste dalla Russia, c’è stata una diminuzione delle importazioni del 31%.

Pieter D. Wezeman, ricercatore del Sipri, ha commentato che «La piccola diminuzione dei trasferimenti globali di armi maschera grandi variazioni tra le tendenze regionali. Mentre ci sono stati alcuni sviluppi positivi, tra cui le importazioni di armi dal Sudamerica che hanno raggiunto il livello più basso degli ultimi cinquant’anni, preoccupano l’aumento o il mantenimento di tassi elevati di importazioni di armi in luoghi come l’Europa, l’Asia orientale, l’Oceania e il Medioriente». Tra le cause principali c’è il grave deterioramento dei rapporti diplomatici con la Russia e la Cina.

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