Nella comunità cristiana degli indigeni del Darjeeling

Nelle remote piantagioni di tè all’estremo nord-est dell’India una missione porta aiuto e istruzione ai gruppi tribali.

Gli abitanti degli otto villaggi della remota parrocchia di Kharubanga, situata nello Stato indiano del Bengala occidentale, guadagnano pochissimo dal loro lavoro nelle piantagioni di tè del Darjeeling, ma nessuno di loro prova a trasferirsi. Sono per lo più adivasi, popolazioni indigene dell’India spesso relegate ai margini della società, che non conoscono l’hindi, men che meno l’inglese. Quattro anni fa, i missionari del Pime hanno avviato un centro in questo luogo lontano dalle grandi città e caratterizzato da una comunità molto religiosa.

A Mondo e Missione racconta infatti padre Bala Showri Yaruva: «Nella cappella della Santa Croce, che sorge vicino alla nostra residenza, non ci stavamo più durante le celebrazioni: la maggior parte della gente era costretta a seguire la messa dal cortile. Avevamo bisogno di uno spazio più grande». Così, ora c’è una chiesa in costruzione. Inoltre, l’istruzione ha fatto un salto di qualità dopo l’arrivo del primo missionario, padre Xaviour Ambati. Siccome il guadagno delle famiglie non è sufficiente per mandare tutti figli a scuola, solo nove bambini vanno alla scuola governativa locale. La maggior parte di loro frequenta le meno care elementari parrocchiali, dove tra l’altro sono assunti sei insegnanti locali.

Un grande aiuto viene dalle due missionarie dell’Immacolata, suor Nirmala Beck e suor Carmela Ekka, chiamate perché provengono da uno Stato tribale con una cultura simile a quella della zona di Kharubanga. Suor Nirmala descrive così la situazione: «È una missione difficile, perché non c’è niente. È impegnativo, soprattutto per gli scarsi livelli di istruzione e perché c’è tanto da fare anche per l’animazione missionaria dei giovani. Ma questo è il bello delle sfide. Ed essere in mezzo al verde delle piantagioni di tè è bellissimo».

I missionari e le religiose vanno in visita alle famiglie spostandosi con la moto lungo l’unica strada che collega abitazioni e piantagioni. I problemi dei parrocchiani sono legati alle mogli lasciate dai mariti, alle difficoltà con la burocrazia, all’alcolismo, ma soprattutto alle situazioni di malattia. Infatti, gli ospedali sono troppo lontani, i medicinali costosi e i servizi sanitari di emergenza messi a disposizione dalle aziende di tè non sono sufficienti. I fedeli, poi, vanno alla casa dei padri per prendere acqua potabile dalla loro cisterna, visto che quelle pubbliche non lasciate senza manutenzione.

Nonostante le difficoltà da affrontare nell’estrema povertà, gli abitanti di Kharubanga sono felici e orgogliosi di far parte della comunità cristiana, considerando anche che l’evangelizzazione viene portata avanti mantenendo le loro tradizioni tribali. Dice padre Bala: «C’è ancora tanto da fare per le persone qui […]. Ma è importante non forzare i tempi: il nostro lavoro è accompagnare questa comunità come meglio possiamo».