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Con te io nell’angoscia

Dal salmo 91 emerge che la vita di ogni cristiano dovrebbe essere costantemente immersa nella lotta di Cristo.

“Il Signore Gesù Cristo fu tentato dal diavolo nel deserto, ma in Cristo eri tentato tu. Tua infatti era la carne che Cristo aveva preso perché tu avessi da lui la salvezza. Egli aveva preso per sé la morte, che era tua, per donarti la vita; da te egli aveva preso su di sé le umiliazioni, perché tu avessi da lui la gloria. […] Se in lui siamo tentati, in lui vinciamo il diavolo. Ti preoccupi perché Cristo è stato tentato, e non consideri che ha vinto? In lui fosti tu a essere tentato, in lui tu riporti la vittoria.”

Con queste bellissime parole di sant’Agostino, Ludwig Monti del Monastero di Bose introduce la sua riflessione sulla Quaresima, il tempo per diventare veramente uomini e donne, accompagnandosi con il salmo 91, quello citato dal diavolo per tentare Gesù all’inizio della sua vita pubblica. L’uso di questo salmo responsoriale nel tempo di Quaresima è un segno della lotta di Cristo, che ogni cristiano dovrebbe estendere a ogni tempo della propria vita, immergendovisi costantemente per rinnovare ogni giorno la vittoria nel cuore del credente.

“Solo Cristo, che vive in ciascuno di noi, può vincere il male che ci abita, e la lotta spirituale è lo spazio nel quale la vita di Cristo trionfa sulla potenza del male, del peccato e della morte. In definitiva, questa lotta ha come unico scopo quello di «rivestire il Signore Gesù Cristo» (cf. Rm 13,14), fino a poter ripetere in verità con Paolo: «Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me» (Gal 2,20). Così, con il realismo di chi sa che questa lotta ricomincia sempre e spesso ci vedrà sconfitti, si potrà continuare a confidare in Cristo, nella sua vittoria in noi.”

Perché sempre la Quaresima sfocia nella Pasqua: la lotta potrà vederci anche sconfitti e abbattuti, ma pronti a ricevere la salvezza promessa sotto forma di misericordia. Il salmo riesce, illuminando ogni tenebra che ci assale, ad aiutarci a combattere contro le diverse forme di angoscia che ci assalgono. Così, infatti, si conclude (vv. 14-16):

Lo metterò in salvo perché si è legato a me,
lo innalzerò al sicuro perché conosce il mio Nome.
Mi invocherà e io gli risponderò,
con lui io (sono) nell’angoscia,
lo libererò e lo glorificherò.
Lo sazierò con lunghi giorni
e gli farò vedere la mia salvezza.

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