Conto Termico 3.0: un’opportunità per l’efficientamento energetico di parrocchie ed enti ecclesiastici

Il nuovo incentivo statale a fondo perduto, gestito dal Gse, apre concretamente alle realtà ecclesiali. Ma la certezza del contributo dipende dall’iscrizione al Runts.

Il caro energia resta una delle voci di spesa più pesanti per chi amministra edifici di culto, centri parrocchiali, oratori e strutture diocesane. Da qualche mese, però, c’è uno strumento in più a disposizione: il Conto Termico 3.0, l’incentivo statale a fondo perduto gestito dal Gse (Gestore dei Servizi Energetici) e disciplinato dal decreto ministeriale del 7 agosto 2025, con le relative Regole applicative pubblicate il 19 dicembre 2025.

Diverse diocesi italiane — tra cui Verona e Padova — hanno già diffuso note operative ai propri enti nei primi mesi del 2026, segno che il tema sta entrando concretamente nell’agenda gestionale di molte realtà ecclesiali.

Che cos’è e a chi si rivolge

Il Conto Termico 3.0 rimborsa una parte significativa delle spese sostenute per interventi di efficientamento energetico sugli immobili: isolamento termico di pareti e coperture, sostituzione di infissi, installazione di schermature solari, sostituzione di impianti di climatizzazione con soluzioni più efficienti o alimentate da fonti rinnovabili.

Possono accedervi i soggetti che hanno la disponibilità dell’edificio — come proprietari o titolari di un diritto reale o di godimento — e che sostengono direttamente la spesa. Questo include a pieno titolo parrocchie ed enti diocesani, a condizione però di seguire sempre la prassi interna: prima di intervenire su un immobile parrocchiale, è necessario interfacciarsi con l’Ufficio diocesano competente in materia di risorse economiche.

Il nodo RUNTS: prenotazione sì, prenotazione no

Il punto gestionale più delicato riguarda la differenza di trattamento tra enti iscritti e non iscritti al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore. Solo gli Enti del Terzo Settore iscritti al Runts possono infatti “prenotare” l’incentivo, ottenendo così la certezza del buon esito della domanda. Una parrocchia non iscritta, invece, può soltanto presentare la richiesta di rimborso a lavori conclusi, sperando che al momento dell’istruttoria siano ancora disponibili risorse nel plafond annuale.
Questa differenza va valutata con attenzione, insieme ai propri consulenti di fiducia e all’Ufficio economico diocesano, prima di avviare qualunque intervento: la misura infatti non ha una scadenza fissa come i bonus edilizi, ma dispone di un tetto di risorse rinnovato ogni anno, il che introduce comunque un margine di incertezza per chi non può prenotare.

Quanto vale l’incentivo

La dotazione finanziaria complessiva della misura è di 900 milioni di euro l’anno, di cui 500 milioni destinati ai soggetti privati. Il contributo può coprire fino al 65% della spesa ammissibile, con un tetto massimo di costo riconosciuto per ogni tipologia di intervento (ad esempio, per i serramenti, fino a 800 euro al metro quadro). In casi particolari — edifici di proprietà pubblica con destinazione scolastica o socio-sanitaria gestiti da un ente iscritto al Runts — la copertura può arrivare fino al 100% della spesa.
Anche gli enti diocesani o le parrocchie dotate di un “ramo ETS” possono, in linea teorica, accedere a percentuali di copertura più elevate, ma si tratta di situazioni circoscritte, da valutare caso per caso con il supporto di professionisti qualificati.

Perché conviene informarsi per tempo

Per chi amministra strutture parrocchiali con progetti di riqualificazione energetica già allo studio — un impianto di riscaldamento da sostituire, un tetto da coibentare — il Conto Termico 3.0 rappresenta un’occasione concreta per alleggerire i costi, in un contesto in cui la sostenibilità della gestione degli edifici di culto è sempre più una priorità pastorale oltre che economica. La raccomandazione che arriva dalle diocesi è chiara: valutare l’intervento prima di tutto sul piano della necessità tecnica e pastorale, e solo in un secondo momento verificare, insieme all’Ufficio diocesano, le condizioni di accesso più favorevoli.