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L’assenza dell’eucaristia domenicale

Enzo Bianchi e Vito Mancuso hanno espresso posizioni opposte in merito al divieto di celebrare le funzioni liturgiche.

In questi giorni, il quotidiano la Repubblica ha ospitato uno scambio di opinioni tra il fondatore del Monastero di Bose Enzo Bianchi e il teologo Vito Mancuso in merito a come la Chiesa ha affrontato le restrizioni governative decise a causa della pandemia in corso, ovvero il divieto di celebrare messe, funerali e altre funzioni in presenza dei fedeli.

Nell’articolo Coronavirus, la Chiesa non può chiudere, Enzo Bianchi scrive che l’epidemia che stiamo vivendo ha portato un’altra epidemia, quella della paura, che non ha risparmiato la Chiesa. Si domanda se, in questi giorni, la Chiesa sia davvero solidale con chi soffre, ha paura e cerca consolazione con l’accettazione delle misure che impediscono liturgie, preghiere e funerali partecipati per diminuire le possibilità di contagio. Bianchi si dice preoccupato perché le disposizioni ecclesiastiche sull’emergenza sono state semplicemente equiparate a quelle imposte dall’autorità politica, non dimostrando autentiche preoccupazioni pastorali e cristiane dettate dal Vangelo, come la compassione e la vicinanza ai malati e alle persone fragili.

«Ci si è limitati alla richiesta di sospendere le celebrazioni, di offrire un’eucaristia celebrata in privato, alla quale i fedeli possono accedere attraverso i media, di interrompere la celebrazione dei funerali. Ma la virtualizzazione della liturgia significa morte della liturgia cristiana, che è sempre incontro di corpi e di realtà materiali [e che] deve sempre essere azione di tutta la comunità, senza surrogati che smentiscono la realtà umana del corpo di Cristo che è la comunità e la realtà sacramentale del corpo di Cristo nel pane e nel vino. È vero che si può pregare in casa, nel segreto – come chiede anche Gesù -, ma senza eucaristia domenicale per i cristiani non è possibile vivere. In particolare, chi si ammala e va verso la morte ha bisogno dei sacramenti, della consolazione cristiana, di poter vivere la speranza della resurrezione con i fratelli e le sorelle, senza sentirsi abbandonato. Se la chiesa non sa essere presente alla nascita e alla morte delle persone, come potrà mai essere presente nella loro vita?»

Pochi giorni dopo, Vito Mancuso ha replicato con l’articolo La Chiesa non è al di sopra della politica, dissentendo sulla posizione di Enzo Bianchi. Per lui, la questione sta nel fatto che la scienza dice che sono gli esseri umani i veicoli del coronavirus e sia la storia che la cronaca dimostrano che in occasioni come questa l’attività liturgica e devozionale contribuisce ad aumentare il contagio, cosa né umana né evangelica. Per Mancuso, pretendere che l’azione della Chiesa sia al di sopra della legge dello Stato laico in cui vive e opera e della scienza quando queste operano “secondo ragione” è sbagliato. Certo, è sacrosanta la disobbedienza quando la politica diventa tirannide, ma in questo caso la Chiesa deve semplicemente e umilmente ubbidire, non esibendo un clericalismo che ritiene di poter avere privilegi rispetto agli altri cittadini e capendo la gravità della situazione sanitaria.

«Non è vero che “senza eucaristia domenicale per i cristiani non è possibile vivere”. La storia della Chiesa mostra che per secoli i cristiani andavano a messa solo una o due volte all’anno senza per questo vivere senza fede. Gesù inoltre non raccomandò mai di partecipare alle celebrazioni liturgiche; anzi, verso il tempio di Gerusalemme nutriva un atteggiamento fortemente polemico. Egli privilegiava piuttosto una religiosità silenziosa e solitaria, che praticava in prima persona ritirandosi a pregare in luoghi deserti e che insegnava ai discepoli con queste parole: “Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze amano pregare stando ritti per essere visti dalla gente. Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo che è nel segreto, e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà” (Matteo 6,5-6). È questa la base di ogni autentico pregare, cristiano e non, per nulla bisognoso di apparati esteriori e anche per questo perfettamente adatto a questi giorni difficili che chiamano ogni persona responsabile a sacrificare qualcosa del proprio interesse particolare per il bene superiore del nostro Paese.»

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