Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Coronavirus, le case dei cattolici cinesi trasformate in luoghi di preghiera

Cattolici legali e illegali rispondono allo stesso modo alla cancellazione delle messe per evitare la diffusione della malattia.

In Cina, la minaccia di contagio da coronavirus sta rendendo uguali i cattolici riconosciuti e quelli non riconosciuti. Tutti, infatti, da quando è scoppiata l’emergenza sanitaria celebrano la domenica nelle case, seduti sul divano o sul kang (il letto scaldato dalla stufa) o inginocchiati su un tappeto o sul pavimento, davanti a un tavolo addobbato come un altarino. I vescovi di molte diocesi hanno indicato di cancellare ogni tipo di celebrazione per evitare la diffusione della malattia e hanno suggerito di raccogliersi in piccoli numeri meditando la Parola di Dio e pregando.

Come riportato da AsiaNews, il vescovo di Pechino Giuseppe Li Shan ha chiesto ai cattolici di leggere la Bibbia, recitare il rosario, dare tempo alla preghiera, compiere sacrifici e fioretti. Il vescovo non ufficiale di Wenzhou Pietro Shao Zhumin ha consigliato ai suoi fedeli anche di pregare la Divina Misericordia, dire una preghiera a san Rocco, scegliere un giorno alla settimana per digiunare chiedendo a Dio la grazia della guarigione per la Cina.

Ma, in questo modo, si rende la propria abitazione un luogo di attività religiosa non registrato, cosa vietata dai nuovi regolamenti religiosi, trasformando tutti i fedeli che lo fanno in perseguibili dalla legge. Inoltre, la pratica religiosa tra le mura domestiche è ovviamente visibile anche dai bambini, altro fatto proibito. Di solito, la partecipazione alla messa domenicale da parte dei minori di diciotto anni è impedita dalla polizia o da membri dell’Associazione patriottica.

In certi casi l’emergenza del coronavirus sembra stia rendendo più magnanime le autorità governative sulle regole religiose, ma non è sempre così. In un villaggio del nordest, in occasione del capodanno cinese i rappresentanti dell’Ufficio affari religiosi sono andati di casa in casa a verificare che i cattolici non esponessero ai lati delle loro porte distici augurali per il nuovo anno che contenessero riferimenti a Dio o Gesù invece che al Partito o alla Nazione.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print