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Coronavirus: i vescovi dell’Amazzonia in difesa dei popoli indigeni

Un duro documento rivolto alle autorità pubbliche del Brasile mira a richiamarle alle loro responsabilità sulla gestione della pandemia.

«Noi vescovi dell’Amazzonia, di fronte all’avanzata incontrollata di Covid-19 in Brasile, specialmente in Amazzonia, esprimiamo la nostra immensa preoccupazione e chiediamo maggiore attenzione da parte dei governi federali e statali a questa malattia che si sta diffondendo sempre più in questa regione.»

È con queste parole che, pochi giorni fa, il presidente della Commissione episcopale speciale per l’Amazzonia card. Claudio Hummes, sessantacinque vescovi e due amministratori apostolici di sei regioni della Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile si sono rivolti alle autorità pubbliche del Paese per richiamarle alle loro responsabilità riguardo al grave problema della situazione delle popolazioni indigene e delle foreste in questo tempo di pandemia. Come riporta l’Agenzia Fides, per i vescovi i dati sono allarmanti, soprattutto perché la regione ha la percentuale più bassa di ospedali nel Brasile.

«I popoli dell’Amazzonia reclamano un’attenzione speciale da parte delle autorità affinché la loro vita non venga ulteriormente violate. Il tasso di mortalità è uno dei più alti nel paese e la società sta già assistendo al collasso dei sistemi sanitari nelle principali città, come Manaus e Belém. Le statistiche fornite dai media non corrispondono alla realtà. Il test non è sufficiente per conoscere la vera espansione del virus. Molte persone con evidenti sintomi della malattia muoiono a casa senza assistenza medica e accesso a un ospedale.»

Inoltre, sono esposti alla pandemia anche coloro che vivono nelle periferie delle città, dove mancano servizi igienici di base, alloggi dignitosi, cibo e lavoro. Migranti, rifugiati, indigeni urbani, lavoratori industriali, domestici, persone che vivono di un lavoro informale chiedono che la loro salute sia protetta per superare questo grave momento. Il documento denuncia anche l’estrazione mineraria e la deforestazione, che sono aumentati in modo allarmante negli ultimi anni soprattutto grazie all’allentamento delle ispezioni e alle parole del governo federale contro la protezione dell’ambiente e le aree indigene protette dalla Costituzione.

I vescovi dell’Amazzonia brasiliana chiedono di rafforzare le politiche pubbliche (in particolare quelle sanitarie), non screditare l’efficacia delle strategie scientifiche, adottare misure restrittive per l’ingresso delle persone in tutti i territori indigeni, effettuare test sulla popolazione indigena per adottare le misure di isolamento necessarie, fornire le protezioni personali raccomandate dall’Oms, garantire la sicurezza alimentare per le popolazioni locali, rafforzare le misure contro la deforestazione e l’estrazione.

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