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Cosa sta succedendo alla Chiesa in Canada

Il ritrovamento dei resti di mille bambini indigeni sepolti presso ex scuole cattoliche è all’origine dell’incendio di numerose chiese.

La settimana scorsa sono arrivate a cinque le chiese cattoliche date alle fiamme in Canada nel giro di un paio di settimane. Dopo St. Ann’s Church e Chopaka Church nella Columbia Britannica, Sacred Heart Mission nella Penticton Indian Band e St. Gregory Mission nella Osoyoos Indian Band, è toccato a St. Jean Baptiste a Morinville in Alberta, come ricostruisce l’Agenzia Sir. I due edifici di culto presenti nelle riserve indiane distano a circa cento chilometri dalla diocesi di Kamloops, dove sono stati ritrovati i resti di duecentoquindici bambini sepolti vicino a una ex scuola residenziale cattolica per indiani, e sono stati incendiati il 21 giugno, Giornata nazionale dei popoli indigeni canadesi.

Proprio durante le celebrazioni, il premier Justin Trudeau ha chiesto alla Chiesa cattolica delle scuse formali alle popolazioni indigene per l’impatto che il sistema scolastico residenziale ha avuto verso almeno centocinquantamila minori, per lui un passo essenziale per far avanzare la verità e la riconciliazione. I bambini furono forzatamente separati dalle proprie famiglie e comunità e obbligati a dimenticare la propria lingua e la propria cultura, senza dimenticare che subirono abusi emotivi, fisici e sessuali. L’arcivescovo di Ottawa-Cornwall, mons. Marcel Damphousse, ha subito dichiarato: «Come Chiesa abbiamo fallito non solo perché non siamo stati testimoni autentici della carità di Gesù Cristo, ma perché abbiamo peccato contro fratelli e sorelle di cui dovevamo prenderci cura».

Purtroppo, pochi giorni dopo sono stati trovati altri settecentocinquantuno corpi di minori sepolti senza alcun nome presso un’altra ex scuola residenziale a Marieval nella provincia di Saskatchewan, che ha operato tra il 1899 e il 1997. Il capo Bobby Cameron della Federazione delle Prime Nazioni Indigene Sovrane, che non ha esitato a usare termini come sterminio e genocidio, ha dichiarato che non vuole pietà e scuse, ma comprensione e giustizia per sanare le ferite con uno spirito di riconciliazione. Il presidente della Conferenza episcopale canadese, mons. Richard Gagnon, ha dato la piena disponibilità a collaborare con le autorità e le popolazioni indigene per far emergere la verità.

La Conferenza episcopale canadese ha annunciato che dal 17 al 20 dicembre una delegazione dei popoli indigeni del Canada andrà in visita in Vaticano, un viaggio a cui comunque stava lavorando da tempo. Tre gruppi di delegati rappresentanti i First Nations, i Métis e gli Inuit, tra i quali vi saranno alcuni anziani sopravvissuti alle scuole residenziali, avranno ciascuno un incontro personale con Papa Francesco, che poi li riceverà tutti assieme in un’udienza finale. A tal proposito, il grande capo dell’Assembly of First Nations, Perry Bellegarde, ha dichiarato che questo sarà solo un primo passo del processo di riconciliazione e si attende parole di scuse del pontefice come nelle potenti dichiarazioni pronunciate in Irlanda e con i popoli indigeni della Bolivia.

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