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Covid-19: vantaggi fiscali per le donazioni a Caritas, parrocchie e istituti religiosi

Il decreto Cura Italia ha introdotto un’agevolazione per le liberalità a favore delle iniziative legate alla crisi da coronavirus.

Il decreto Cura Italia ha introdotto un’agevolazione fiscale per le donazioni effettuate nel corso del 2020 a favore degli enti pubblici e privati che hanno portato e stanno portando avanti iniziative, sia sanitarie che socio-economiche, per contenere e gestire l’emergenza conseguente la pandemia da Covid-19. Come riporta Avvenire, possono rientrare tra queste organizzazioni anche gli enti ecclesiastici e religiosi civilmente riconosciuti come le diocesi, le parrocchie, le Caritas, gli istituti religiosi.

I progetti per i quali è possibile riconoscere fiscalmente le liberalità devono essere rigorosamente legati alla crisi epidemiologica. Sono comprese, ad esempio, la predisposizione e la gestione di strutture, anche provvisorie, nelle quali sono state accolte e assistite persone in stato di bisogno; il sostegno alimentare rivolto a individui in condizioni di fragilità; la fornitura di beni di prima necessità a nuclei familiari in difficoltà.

Gli sconti fiscali, che dureranno fino alla fine dell’anno, prevedono per le persone fisiche e gli enti non commerciali una detrazione pari al 30%: con una donazione di 1.000 € vengono scalati dalle tasse 300 €. Per i titolari di reddito di impresa, invece, c’è il riconoscimento della deducibilità, ovvero la donazione partecipa alla riduzione della tassazione assieme agli altri costi aziendali. Se la liberalità è in denaro, per godere di questi vantaggi è necessario il suo tracciamento tramite i canali bancari o postali (assegni, bonifici, versamenti con carte di credito, di debito o prepagate). Se è in beni, servono il relativo documento fiscale di accompagnamento (fattura, documento di trasporto) e la ricevuta dell’ente beneficiario con i loro dati identificativi.

Nei documenti necessari per avere il riconoscimento del beneficio fiscale, ad esempio quello bancario o la ricevuta dell’ente, deve esserci indicato: il beneficiario della donazione, la natura di liberalità del pagamento e la finalità legata a un’iniziativa di contenimento e gestione dell’emergenza Covid-19. Per quanto riguarda l’ente ecclesiastico, a cui normalmente non è richiesta una particolare formalità contabile per rendicontare le donazioni destinate alle proprie attività di religione e culto, deve registrare tutte le liberalità ricevute e contabilizzare gli importi e i beni ricevuti esclusivamente per finalità connesse all’emergenza Covid-19.

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