Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Crescere nella comunione tra i diversi carismi per essere insieme segno profetico

La presidente dell’USMI propone una via intercongregazionale per superare la crisi vocazionale e le difficoltà organizzative.

Dal 10 al 12 aprile 2019 si è tenuta la 66ª Assemblea nazionale dell’Unione Superiore Maggiori d’Italia sul tema “Giovani e donne consacrate: distanza e prossimità. Passi comuni nel post-Sinodo”. Le circa 370 religiose partecipanti si sono confrontate, in un clima di sinodalità intercongregazionale, sull’essere donne consacrate a confronto con il mondo giovanile di oggi. Yvonne Reungoat, superiora generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice e presidente dell’USMI, ha voluto inserire nei suoi discorsi di apertura e chiusura dell’appuntamento dei riferimenti alla necessità per i vari Istituti di compiere assieme il proprio cammino. Nella relazione conclusiva, ha detto:

“Durante l’Assemblea abbiamo condiviso con semplicità, franchezza e speranza il nostro cammino con il desiderio di continuare a scoprire i segni dei tempi nelle nostre realtà con coraggio e fiducia nel Signore che ci guida. Si è reso più forte il desiderio di crescere nella comunione tra le Congregazioni, tra i diversi carismi per creare sinergia ed essere insieme un segno profetico nella Chiesa, nella società attuale.”

In un’intervista a SIR, suor Yvonne ha spiegato che nessuna congregazione può fare fronte da sola a tutte le necessità della missione. Per questo, le diverse Congregazioni, anche se nate con carismi specifici, devono relazionarsi tra loro per rispondere alla missione nella Chiesa nel mondo di oggi.

“Creare relazione tra le Congregazioni è segno di una Chiesa che è comunione dei carismi, ma non solo. È anche una forma di sinergia più contagiosa per la società, che ha tante difficoltà nel costruire relazioni tra persone e nazioni. Un’apertura intercongregazionale può essere un piccolo segno profetico. In Italia ci sono già alcune esperienze in Sicilia, dove si lavora assieme per l’accoglienza e l’accompagnamento dei migranti. Una comunità intercongregazionale che già deve fare esperienza di apertura tra i suoi membri, infatti, è anche più aperta ad accogliere coloro che arrivano da altri luoghi.”

L’altro vantaggio per la presidente dell’USMI è che questa strada è una risposta alle difficoltà organizzative conseguenti alla crisi di vocazioni. Mettere in comune le risorse e le forze disponibili in un territorio potrebbe essere, anche se all’inizio difficile da realizzare, un’opportunità. Ma la comunione di carismi di una medesima area sarebbe un modo per riuscire a portare avanti la propria missione, nonostante le difficoltà attuali.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print