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Che differenza c’è tra digiuno e astinenza?

Al giorno d’oggi, anche la rinuncia al cellulare, quindi non solo al cibo, è un atto di digiuno.

“Il digiuno si riferisce principalmente alla quantità di cibo, mentre l’astinenza guarda a ciò che si mangia. Quando si compie il digiuno, è possibile fare un solo pasto completo mentre gli altri saranno leggeri in base alle consuetudini. Non si consumano cibi solidi nel resto del giorno, ma sono consentiti i liquidi, inclusi il tè, il caffè e i succhi. L’astinenza, invece, che è propria dei venerdì di Quaresima, esclude il consumo di carne. Un alimento che può essere sostituito da altri cibi come le verdure o il pesce. Certo, questa legge va sempre osservata senza mettere a rischio la salute delle persone.”

La tradizione distingue quindi tra digiuno e astinenza, anche se le due tipologie vanno osservate assieme il Mercoledì delle Ceneri e il Venerdì Santo. Lo spiega ad Avvenire padre Edward McNamara, docente di Teologia e liturgia presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum di Roma. In questo tempo di Quaresima, che mira alla nostra conversione, il digiuno serve ad affrancarci da tutto quanto ci lega a noi stessi e alle nostre passioni. Non può essere ridotto a un peso oneroso o a un semplice esercizio, come fosse una dieta, perché preparare una grande festa con il digiuno è un modo per sottolinearne l’importanza.

“Nell’Antico Testamento esso rappresenta un richiamo a farsi umili davanti a Dio e rimanda alla totale dipendenza dal Signore riconoscendo nel cibo, che mantiene l’uomo in vita, un dono dell’Altissimo. Così si digiuna, ad esempio, prima di una sfida difficile, prima di chiedere una grazia oppure per implorare perdono per un peccato. Tutto questo rimane valido nel Nuovo Testamento ma, di fronte al pericolo di una certa ostentazione, Gesù raccomanda maggiore discrezione nel modo di fare digiuno senza mostrare evidenti indizi esterni.”

Nel Codice di Diritto canonico, si stabilisce che l’astinenza dalle carni o da altro cibo debba essere osservata in tutti i venerdì dell’anno, eccetto se coincidono con un giorno annoverato tra le solennità; l’astinenza e il digiuno, invece, il Mercoledì delle Ceneri e il Venerdì della Passione e Morte del Signore. Inoltre, all’astinenza sono tenute le persone dai 14 anni d’età, mentre al digiuno tutti i maggiorenni fino ai 60 anni. Tuttavia, è bene che anche coloro che non sono tenuti a queste leggi siano formato al genuino senso della penitenza.

“La rinuncia non è fine a sé stessa e nemmeno una prova di mero dominio personale, come potrebbe essere per un atleta. Se desideriamo essere liberi da quanto ci opprime, è sempre per tornare a Dio, per vivere la carità con tutto il cuore e con tutta l’anima e per amare il prossimo come se stessi. Dal momento che intendiamo il digiuno come uno sforzo che ci aiuta a spezzare le catene del peccato, ci possono essere molti modi per compiere questa pratica, oltre a quelli che la tradizione ci offre. Così, tanto per dare un suggerimento, possiamo digiunare da alcuni mezzi della comunicazione sociale, a cominciare dall’uso smodato del cellulare. Tutto ciò consente di aprici a Dio e agli altri dedicando anche più spazio alla preghiera e di giungere davvero rinnovati ad accogliere il Risorto.”

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