Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Le difficoltà di gestire un patrimonio immobiliare superiore alle necessità

Difficoltà ed esempi virtuosi nell’ambito della riorganizzazione del patrimonio immobiliare religioso sottoutilizzato o inutilizzato.

Il patrimonio immobiliare degli istituti religiosi in Italia è in parte sottoutilizzato o inutilizzato, a causa del calo delle vocazioni, dell’invecchiamento dei consacrati e delle difficoltà a rinnovare le opere in corrispondenza delle necessità odierne. Vengono così ridotti la presenza ecclesiale e il valore sociale che rende tale patrimonio di particolare rilevanza per il bene comune. Sul mensile di informazione, spiritualità e vita consacrata del Centro editoriale dehoniano Testimoni, Francesca Giani spiega le difficoltà che un istituto religioso incontra quando deve gestire un patrimonio immobiliare di dimensioni superiori alle proprie necessità.

“Due sono le maggiori difficoltà nell’ambito della riorganizzazione e della gestione del patrimonio immobiliare dei religiosi. La prima è la tentazione di non decidere. Chi ha la responsabilità di governare può essere tentato dalla paura, come è accaduto all’ultimo dei servi della parabola dei talenti. Il rischio è quello che il talento venga sotterrato: in questo caso è l’immobile che resta congelato […]. La seconda tentazione è quella di operare scelte parziali senza aver prima effettuato un opportuno discernimento sul futuro dell’ente […]. Il rischio è quello di operare su singoli casi e non sull’intero sistema, magari senza porsi l’obiettivo della sostenibilità globale e puntando al mantenimento dell’esistente perpetrando una tradizione ormai insostenibile.”

L’eventuale riutilizzo di un immobile dovrà essere sostenibile nel tempo in relazione sia alle risorse umane che a quelle economiche. Non basta un eccellente restauro, serve chiarezza nell’attribuzione della nuova funzione in coerenza con il carisma della proprietà. Inoltre, è possibile, se necessario, pensare a una soluzione che permetta di ottenere entrate economiche, in continuità con la propria missione.

“Un istituto di suore nato nel nord Italia dopo anni di gestione di una casa di riposo a Roma era giunto alla decisione di chiudere l’opera. Voleva mantenere comunque un locale di appoggio per le sorelle di passaggio nella città e desiderava che l’immobile fosse destinato ancora a servizio di persone con fragilità. L’incontro con una associazione per la promozione di giovani adulti con disagi psichici ha reso possibile la realizzazione di una club house dove ormai da anni sono accolti e avviati al lavoro i giovani.”

“A seguito dell’appello di papa Francesco ad ogni comunità cristiana di accogliere dei profughi, il Centro Astalli ha dato vita ad un progetto di semi autonomia denominato comunità di ospitalità. Nel 2016 hanno trovato alloggio presso piccole unità immobiliari di proprietà di istituti religiosi – ad esempio nella casa del guardiano o nell’appartamento del sacerdote – 17 nuclei familiari e 73 singoli.”

Se conoscete buone pratiche di valorizzazione sociale di beni ecclesiastici, scrivetelo a fgiani@fondazionehumanitate.it.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print