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Dio non è un giudice che castiga

Non dobbiamo applicare a Dio il nostro modo di intendere la giustizia: nel Suo agire c’è una giustizia misericordiosa che va oltre.

«Un’immagine di Dio fin troppo frequente è quella del Dio giudice. […] Dio è anche un giudice e questa affermazione la troviamo nella Sacra Scrittura. Qual è allora il problema? Generalmente, il nodo principale consiste nel fatto che applichiamo a Dio il nostro modo di intendere e di pensare la giustizia. Per noi giustizia significa anzitutto che “se sbagli, paghi” e a stabilirlo, in un’aula di tribunale, è un giudice che verificherà in modo minuzioso le colpe e le responsabilità. Questa idea resta troppo limitata e parziale rispetto alla giustizia di Dio, perché si limita a richiedere al colpevole di ripagare il danno causato. Ma la giustizia di Dio è davvero così?»

Su AlzogliOcchiversoilCielo, Francesco Cosentino, docente di Teologia fondamentale alla Pontificia Università Gregoriana e officiale della Congregazione per il clero, si interroga sull’idea diffusa tra molti cristiani di un Dio che assomiglia a un giudice severo e spietato a cui interessa solo stabilire le nostre colpe e punirci se siamo colpevoli. Questa visione di Dio viene inculcata nell’educazione religiosa anche senza volerlo, ma in modo penetrante, per colpa della scarsa cautela di genitori, religiosi ed educatori.

Quando si deve rimproverare, è facile cadere in un sbrigativo riferimento al fatto che il Signore vede tutto ed è pronto a punire. Così, si può crescere pensando che davanti a Dio non bisogna mai sbagliare, non si possano commettere errori, con conseguenti pressioni e paure causate da una distorta idea di perfezionismo. Una persona, anche a causa di questo, potrebbe vivere esigendo troppo da sé, dovendo dimostrare agli altri risultati sempre migliori, avendo sensi di colpa dinanzi ai propri errori. Il timore è il castigo divino. Ma la Bibbia ci mostra che nell’agire di Dio c’è una giustizia che va oltre.

«La giustizia di Dio è la misericordia: Egli non vuole che tu paghi in quanto colpevole, ma vuole renderti giusto e liberarti dalla colpa, cosicché tu non debba pagare i tuoi debiti! È un completo rovesciamento di prospettiva, che circola ancora poco nelle nostre Chiese. Con la misericordia, Dio sconfigge il male che ti assedia, cioè ti rende giustizia. Noi abbiamo sempre l’idea di dover recuperare l’errore davanti a Dio; in realtà, quando cadiamo nella rete del male Dio si commuove e soffre per noi ed è Lui stesso che interviene a nostro favore facendo giustizia, cioè liberandoci dalle prigionie e dalle schiavitù. La sua giustizia non è quella della semplice applicazione della legge (il “se sbagli, paghi”), ma è la misericordia con cui ci trasforma rendendoci nuove creature.»

Nell’episodio del roveto ardente, Mosè è in un luogo arido dove, tuttavia, brucia la presenza di Dio. Quando un aspetto o una situazione della nostra vita diventa secco e inaridito, dobbiamo ricordarci che nel fallimento c’è il fuoco della Sua presenza. Il valore della persona non dipende dai difetti e dagli errori, ma dalla capacità di identificarli e accoglierli alla luce della fiamma divina. Nella parabola del padre misericordioso, Gesù ci mostra che Dio non è un giudice davanti al quale dover riparare un danno, ma un Padre che ama ogni figlio perduto senza porre condizioni. La costruzione della fiducia in noi stessi viene anche dalla liberazione dalla paura di Dio, perché un Dio col dito puntato non esiste.

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